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martedì 27 ottobre 2015

Di oggettività e ipocrisia

C'è che non ci capisco più niente.

Mi sembra che non esistano più questioni oggettive, ma solo opinioni. Lo so che non è una novità, ma mi sembra che la cosa ci stia un po' sfuggendo di mano.

venerdì 12 settembre 2014

Un sassolino nella scarpa e razzismi atipici

Ho scritto questo post in luglio, senza sapere se alla fine l'avrei pubblicato.

Detesto passare sempre per quella che si lamenta di qualcosa, ma, a mio parere, faccio media con le persone che non hanno mai niente da dire, persone che si fanno scivolare tutto addosso, perché nella loro testa non ne vale la pena.

Ho ancora un sassolino da togliermi sulla scuola.

Vediamo se riesco a spiegare il mio punto di vista.

sabato 7 giugno 2014

Di treni, sussurri e risate

Oggi vi parlerò di un viaggio.
E' un viaggio che si ripete ogni mattina da tre mesi a questa parte.
C'è un treno, quattro viaggiatrici studenti o lavoratrici, un percorso, una meta da raggiungere. C'è tutto. Gli ingredienti per definirlo un viaggio non mancano, anche se la distanza percorsa non è grandissima.
Ma il vero viaggio non è nello spostamento, nel cambio di città, ma nella qualità del tempo trascorso insieme.
Quattro viaggiatrici: due si conoscevano perché hanno lavorato una vita nello stesso posto, ma in realtà non sapevano proprio niente l'una dell'altra. Le altre due conoscevano una di loro ed è così che, in maniera molto naturale, cominciano a salire insieme e a conoscersi un po' per volta.

martedì 8 aprile 2014

Di blog, di serenità e di compagni di viaggio

Il nuovo corso che ha preso la mia vita sta prendendo lentamente il suo ritmo, ma non riesco ancora a ritagliarmi un po' di tempo per seguire con costanza i blog a cui sono affezionata: capita così che resti a digiuno per giorni e poi mi sciroppo cinque-sei post per blog al colpo! Ecco....sappiatelo, o voi blogger prolifiche....io non riesco a starvi dietro!
E la cosa mi dispiace, forse perché avvicinandomi a grandi passi al terzo giro di boa del mio blog, qualche mese fa ho sentito il bisogno, fisiologico credo, di allontanarmi per un po', mentre da qualche settimana a questa parte avverto chiaramente la mancanza di tante persone che ho imparato ad apprezzare in questo strano mondo virtuale.
Mi manca quel guizzo che mi frullava in testa all'improvviso, pensando al contempo a come raccontarlo nel blog. Sì, lo so, sareste sopravvissuti lo stesso, ma dopotutto sono così: quando sto bene, sento la necessità di condividere idee e pensieri e quando sto male... beh, se non sono proprio "bloggata" cerco il confronto.

domenica 27 ottobre 2013

Sguardi nel tempo

Una serata
da sola in macchina
e la radio che va



e i pensieri corrono veloci
vanno dove c'erano silenzi che non venivano indagati
e dove c'erano sguardi velati che non venivano notati

un filo rosso lega i ricordi al presente

e tra le non-abilità
spunta la ricerca del varco
per attraversare silenzi simili
e occhi velati non solo notati
ma anche accentuati, provocati

fino a risolversi in un abbraccio
timido ma consapevole

e allora la malinconia si stempera
perché quegli sguardi finalmente si incontrano
e trovano consolazione al di là del tempo

E per entrambe vale
"I see your true colours
shining through"

lunedì 21 ottobre 2013

CV - come affrontarlo al meglio

Nelle ultime settimane ho partecipato a tre incontri con la società di formazione/selezione del personale che ci sta seguendo nel percorso di reinserimento nel mondo del lavoro.
Una simpatica, ma soprattutto competente psicologa ci ha illustrato le regole per scrivere e inviare un curriculum efficace, concludendo con la preparazione del colloquio di lavoro.

Ritenendomi fortunata di avere l'opportunità di ricevere queste consulenze gratis, vorrei condividerle con quanti si ritrovano alla ricerca di un lavoro.

sabato 27 luglio 2013

Passeggini in Cammino e occhi di bambina

In questi giorni Santiago di Compostela è tristemente famosa per il deragliamento del treno e, pare, a causa dell'idiozia umana.

Ma il post che ho in mente da qualche giorno nasce dal fatto che, leggendo un giornale, ho scovato una famiglia fantastica che sta vivendo un'avventura meravigliosa: il Cammino di Santiago. Agata e Sergio, muniti di carrozzine, anzi "carrozze", spingono per giornate intere le loro bambine, Caterina e Silvia, di 5 e 3 anni (che ovviamente non potrebbero sostenere 25-30 km. al giorno).

giovedì 27 giugno 2013

The logical song

Quando mi mancano le parole, lascio parlare la musica. Che ne dite di questa?




When I was young, it seemed that life was so wonderful,
a miracle, oh it was beautiful, magical.
And all the birds in the trees, well they'd be singing so happily,
joyfully, playfully watching me.
But then they send me away to teach me how to be sensible,
logical, responsible, practical.
And they showed me a world where I could be so dependable,
clinical, intellectual, cynical.

There are times when all the world's asleep,
the questions run too deep
for such a simple man.
Won't you please, please tell me what we've learned
I know it sounds absurd
but please tell me who I am.

Now watch what you say or they'll be calling you a radical,
liberal, fanatical, criminal.
Won't you sign up your name, we'd like to feel you're
acceptable, respecable, presentable, a vegtable!

At night, when all the world's asleep,
the questions run so deep
for such a simple man.
Won't you please, please tell me what we've learned
I know it sounds absurd
but please tell me who I am.

lunedì 10 giugno 2013

Two is megl che one

Non c'è niente da fare. E' tempo di bilanci.
Anche quest'anno festeggio il compleanno del mio blog in ritardo (la data vera è il 5 giugno). Ma molto prima dell'anno scorso...sto migliorando, eh.
Eh sì, un altro anno è passato.
Sono cambiate tante cose in quest'anno. Nella mia vita e perché no, anche qui nel blog.
E' un angolo tutto mio, dove parlo di me, delle mie emozioni  e dei miei pensieri.

venerdì 10 maggio 2013

Oui, c'est moi

Mi è capitato di leggere in altri blog riferimenti a vittimismo e lamentele che serpeggiano nei blog.

- Eccola là, mi hanno scoperto - mi viene subito da pensare.

Mi lamento spesso. Me lo dicono anche al lavoro che mi lamento. E allora cerco di guardarmi da un'altra prospettiva (come analizzarsi da soli senza andare dallo psicologo! Il risultato non sarà lo stesso, ma vuoi mettere il risparmio?)

Sì, lo ammetto, a volte sono pesante. Però, qual è il confine tra la lamentela e la denuncia? Quando si deve smettere di protestare e concentrarsi sulle cose positive che ci circondano? Non sono forse due attività da portare avanti parallelamente?

Vittimismo. Forse un po'. Qualche volta mi parte la sindrome di Calimero tutto piccolo e nero. Sembra che tutte le sfighe capitino a me, non quelle grandi (per rispetto di chi ha problemi veri), ma le piccole sfighe quotidiane, che concatenate una all'altra ti rodono un pezzettino di fegato ogni giorno.

E' da un po' che penso anche un'altra cosa. Appena sbarcata in questo mondo virtuale vedevo tutto bello, tante belle persone, forse più belle di quelle che conoscevo "dal vivo".

E' passato un po' di tempo (eh sì, sono quasi due anni che giro da queste parti) e vedo le cose in maniera diversa. Ho imparato a distinguere le persone belle da quelle che fanno solo finta. In fin dei conti l'ho sempre pensata così, anche nella vita non ho mai avuto molti amici, convinta che i rapporti importanti vanno coltivati ed è impossibile essere amici amici di tutti.

E mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questa improvvisa libertà, della possibilità data a tutti di scrivere di qualunque cosa, un click et voilà, ecco un post bell'e pronto pubblicato da sconosciuti qualunque.

E allora mi interrogo sul senso dei blog. C'è abbastanza spazio per tutti nella rete? Perché, almeno per me, scrivere serve a liberarmi la testa dai pensieri e schiarirmi le idee, stanarle e metterle nero su bianco, perché quando i pensieri diventano parole (con tutti i limiti che hanno le parole stesse) assumono una forma precisa e questo mi dà un senso di pace.

E perché allora parlarne in pubblico e non scrivere un diario privato? Per il gusto di condividere. Per la curiosità di vedere anche punti di vista diversi e per la solita "pacca sulle spalle" che fa sempre bene e ritrovare le stesse emozioni in altre persone fa sentire meno soli.

Perciò un certo fastidio che si legge in giro per questo dilagare di blogger sconosciuti che si improvvisano scrittori può anche rientrare. Qualcuno si sarà montato la testa, succede spesso, ma la stragrande maggioranza è ben consapevole di non essere Letteratura!

Rompiballe...oui c'est moi.










venerdì 12 aprile 2013

Dedicato a M.

Ieri alla mia adorata radio (lo so, lo so che palle 'sta radio) ho sentito questa canzone e ho deciso all'istante che l'avrei postata. Mi ha fatto l'effetto di una coccola, un abbraccio musicale.

lunedì 28 gennaio 2013

Happi ideas

Ho ricevuto una mail da Anna Pisapia di Happi ideas nei giorni scorsi.

Mi chiedeva di rispondere ad un sondaggio on line sui libri digitali per bambini e, se possibile, di aiutarla a diffonderlo in rete: "Infatti, per raccogliere dati significativi e capire qualcosa sui libri digitali per bambini abbiamo bisogno che tanta gente compili il questionario." E siccome io, Alice, sono convinta del "potere del tam tam della rete e del passaparola", ecco qui il questionario: http://www.surveymonkey.com/s/ricerca-libri-digitali .

martedì 22 gennaio 2013

Il signor G

E' tardissimo, ma devo scrivere di getto un post su "G di Gaber - speciale Che tempo che fa", la trasmissione di Fabio Fazio per ricordare Giorgio Gaber a dieci anni dalla sua scomparsa.

E' stata una trasmissione emozionante. Si sono alternati artisti notevoli sul palco, ricordando Gaber attraverso le sue canzoni e i suoi monologhi.

sabato 5 gennaio 2013

Harold Fry: credere di poter fare la differenza

E' stato un Natale un po' strano. Sarà stata la stanchezza psicologica, ma sono arrivata alle feste un po' depressa e non avevo tanta voglia di parlare con nessuno.
Poi sono stata in montagna. Sono partita controvoglia perché, attorno a me, sono riusciti in tutti i modi a farmi capire che "loro" di voglia di andare via non ne avevano mezza. Siamo partiti lo stesso, cavolo!

E lì, senza fare grandi cose, mi sono un po' alla volta ricaricata. E negli ultimi giorni ho cominciato a leggere un libro che avevo comprato tempo fa ma che non avevo ancora iniziato: L 'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce.

Harold è un signore di una certa età che, per qualche ragione sconosciuta, pur avendo alle spalle una famiglia terribile (una madre che lo ha abbandonato e un padre alcolizzato), è la persona più mite che si possa immaginare. Te lo immagineresti violento, per reazione a tutte le cattiverie che ha subito e invece no, lui è fin troppo mite, è timido e cerca sempre di non attirare l'attenzione, di rimanere ai margini, di non dare nell'occhio. 

E' sposato con Maureen, ha un figlio laureato di nome David. Ma le cose non vanno bene. Il figlio, in qualche modo, si è messo tra loro e negli ultimi vent'anni Harold si è trovato sempre più distante dalla moglie fino a un punto di non ritorno, il peggio del peggio, la distanza del silenzio fra loro. La distanza dolorosa dell'essere vicini ma di non vedersi neanche più.

Un giorno accade qualcosa: riceve una lettera da una ex collega che non vede da vent'anni. Una persona mite come lui che aveva imparato ad apprezzare e con la quale aveva instaurato una tenera amicizia. Fino a quando lei era partita improvvisamente, addossandosi una colpa non sua. La lettera è un addio. Queenie è ammalata di cancro, non le resta molto da vivere e vuole salutare Harold per l'ultima volta.

Questo fatto scatena qualcosa nella sua vuota e ripetitiva vita. Decide di scriverle una lettera ed esce ad imbucarla. Ma di fronte alla buca per le lettere, quel gesto gli sembra troppo poco, Queenie merita di più. E così, vestito con le scarpe "da barca", decide di andare alla cassetta successiva, e poi all'ufficio postale e poi... decide di andare a consegnargliela personalmente, percorrendo a piedi gli ottocento chilometri che li separano.
Un incontro decisivo è quello con la ragazza della stazione di servizio che lo esorta a continuare in quell'impresa, raccontandogli che anche sua zia aveva il cancro, ma che bisognava aver fede, non necessariamente in senso religioso, e continuare a lottare perché "bisogna credere di poter fare la differenza". Harold deve avere "fede" per la sua amica, per poterla in qualche modo "salvare".

E così comincia il suo lungo pellegrinaggio, fatto di dolore fisico, di vesciche ai piedi sanguinanti, di stanchezza e di momenti alternanti di sconforto e convinzione che tutto questo possa salvare la sua amica che, a detta della suora della casa di cura dove si trova, inspiegabilmente ricomincia a dare piccoli segnali di ripresa e lo sta aspettando.

Durante il viaggio incontra molte persone, alcune delle quali si rivelano molto importanti per lui. Lo ascoltano con attenzione e condividono la stessa speranza. E si aprono, come poche volte ci si apre a qualcun altro e soprattutto lo aiutano, con una generosità disinteressata. 

Apro una breve parentesi. A questo punto del libro, ho pensato alle affinità che nascono in rete, a quanto calore si può trovare dove minimamente non ci si aspettava all'inizio della navigazione. Agli incontri favolosi e alla ricchezza che portano alle tue giornate, fino a farti pensare che anche questo "viaggio" ti lascerà qualcosa in più e ti vedrà diversa rispetto a quando hai cominciato. Nel bene e nel male, perché poi, come nella vita, gli incontri non sono sempre favolosi e a volte lasciano un po' di amaro in bocca, ma basta concentrarsi sulle cose positive per sentirsi meglio.

Ma torniamo a Harold. Il suo viaggio lunghissimo si rivela un viaggio in sè stesso e nei suoi ricordi. Immergendosi nella bellezza della natura, che a  volte non vediamo neppure a causa della velocità che sfoca i contorni, Harold rivive i momenti clou della sua infanzia e della giovinezza, il bellissimo rapporto esclusivo con la moglie e il rapporto conflittuale col figlio, dovuto probabilmente anche alla sua incapacità di esprimere le emozioni, rimaste forse intrappolate nella casa paterna, quando era bambino.

Giorno dopo giorno, insieme al dolore fisico si lascia coinvolgere dal dolore della sua anima e sente sciogliere un po' alla volta tutta la sfiducia che ha sempre avuto in sè stesso e impara a capire e perdonare la moglie, il figlio, ma soprattutto sè stesso che ha sempre ritenuto responsabile di tutto ciò che gli è capitato.

E contemporaneamente, anche la moglie intraprende lo stesso viaggio, seduta nella poltrona di casa, ma attraversando la stessa palude, lo stesso dolore e gli stessi dubbi.

Mi fermo qui. E' un libro introspettivo e commovente. E' un viaggio di rinascita. E' un libro da leggere.

Credere di poter fare la differenza diventa il mio proposito per quest'anno. Detto così può sembrare presuntuoso e invece è proprio un inno al prendere in mano la nostra vita e fare di tutto per ottenere qualcosa di buono. Buon anno a tutti.

















venerdì 23 novembre 2012

Di figli e di cristallo

Stamattina sono stata "placcata" da una professoressa del piccolo (che conosco al di fuori della scuola).
- Hai fretta? Posso riceverti? Ricevimento forzato!

E mi ha parlato del calo di rendimento rispetto all'anno scorso. Aveva bei voti in quella materia, mentre quest'anno stenta a decollare.

lunedì 8 ottobre 2012

Un sogno per tutti e tutti per un sogno

Tempo fa avevo accennato ad un libro che ho letto: Mollo tutto (e faccio quello che mi pare) di John Williams e avevo promesso che ci sarei tornata sopra.

Ultimamente leggo di tante persone che hanno un sogno, ma che per qualche motivo non riescono a realizzarlo. Credo che alcune riflessioni poste da Williams facciano al caso nostro.

lunedì 17 settembre 2012

Premio Simplicity

Approfitto di questo post per ringraziare tutte le persone che mi hanno attribuito riconoscimenti per il blog.
Il bello di questa cosa è che fa veramente piacere che qualcuno abbia pensato a te, nel fatidico momento della scelta. Poi ti ritrovi ad assegnarlo più o meno alle stesse persone e allora ogni tanto salti (e diciamola tutta, anche perché ti rifiuti di ammettere pubblicamente che di make-up ecc. non te ne intendi proprio per niente! e gli ultimi premi erano infarciti di domande sibilline)

Però, questo non potevo farlo passare, perché la semplicità è una delle doti che amo di più (anche se i compiti da svolgere non sono per niente facili, eh) e per il gusto di affidarlo a persone che raccontano di sè nei loro blog.

E quindi grazie grazie a Monica che mi ha generosamente affidato questo Premio Semplicity che, fiera, riporrò nella bacheca insieme agli altri.


Ed ora i compiti per casa:

1. rispondere alla domanda fissa - che cos'è la semplicità?


Cosa vuol dire essere semplici? Per me significa non essere sosfisticati. Significa conservare, insieme alla consapevolezza da adulto, uno sguardo innocente da bambino, lo stupore per le meraviglie della natura, la naturalezza nei rapporti con gli altri.


2. dedicare un'immagine a chi ti ha dato il premio:


Monica mi dà l'impressione di una donna che sa tenere a bada le situazioni e questa foto mi dà un senso di calma e di pace nella sua semplicità.

3. passare il premio a 12 blogger che si raccontano attraverso i loro post:

Monica (per come si racconta nel suo blog, così come un racconto tra amiche)     
La solita mamma (per la raffinata semplicità con cui racconta di sè e della passione per i libri)
Velma (semplice nella sua lucida follia)
Dammi la manina (per la descrizione ironica delle sue giornate)
Neuropepe (perché ho avviato un progetto di co-housing in una di queste meravigliose casette)
Ogni giorno a piccoli passi (perché è forte nella sua fragilità e faccio il tifo per lei)
Sulla sponda del fiume (perché mi fa tenerezza nella sua battaglia quotidiana in questi primi mesi di Adele)
Laura Mint (perché è l'immagine della voglia di vivere)
Priorità e passioni (perché sa farti viaggiare nel mondo e con la mente e impari senza quasi rendertene conto)
Blumoon (perché sa leggere nell'anima)
Passione fotografica (perché sa cogliere la bellezza e abbinarle le parole esatte)
Il mio superpapà (perché è bello sentire un papà che parla delle proprie emozioni)

e tutto questo lo fanno con semplicità.




venerdì 14 settembre 2012

E poi non volevi cambiare lavoro? / 2

Immagine tratta dal web
Metti che da un giorno all'altro ti dicano che ci sono degli esuberi e che nel tuo ufficio l'orario verrà ridotto al 50%.

Metti che resti sorpresa, non te l'aspettavi proprio, però l'idea della riduzione di orario, a pensarci bene, capita nel momento giusto. Capita in un periodo in cui vorresti avere più tempo per te e per la tua famiglia.

Metti che all'inizio ti faccia un po' impressione lavorare solo due giorni e mezzo alla settimana, ma poi, ti rendi conto che non è niente male.

sabato 25 agosto 2012

Certe notti

Stanotte ho dormito pochissimo. Mi giravo e rigiravo nel letto. Sarà che la settimana è stata un tour de force.
Domenica mattina ero ancora in Puglia, martedì sera sono partita per la montagna e sono tornata ieri sera. Non era previsto.
Mi interrogavo sul mio essere figlia, madre, sorella, amica e perché no anche moglie. E il bilancio era inevitabilmente negativo. Certe notti e quel senso di inadeguatezza.

Stamattina, per non farci mancare niente, siamo andati al mare. L'ultima giornata di vacanza prima di riprendere il lavoro lunedì.
E nel tardo pomeriggio ho cominciato a parlare con una donna, vicina di ombrellone.
Lo spunto è stato un rimprovero ai nostri figli, contemporaneamente. L'ho guardata e sorridendo le ho detto: "Facciamo a cambio?" "No" ha risposto "ce l'ho da 6 anni e me lo tengo"
Partendo dall'esperienza dei nostri figli, abbiamo cominciato a parlare. 
E' strano come ci si possa trovare bene con una persona che non si conosce. Una persona semplice, non sofisticata, che sembra condividere i nostri stessi valori e con cui sembra così facile parlare. Meglio di tante persone che conosco.

Non ha dato risposte ai miei interrogativi notturni, che domani magari svaniranno nel nulla, ma mi ha rasserenato la giornata. Ci vuole così poco, a volte.



sabato 28 luglio 2012

Perché noi valiamo...se ci crediamo!

Raccolgo il consiglio de La solita mamma. E' nato tutto da questo primo post

La solita blogger ha parlato del sogno di molte blogger di trasformare il piacere di avere un blog in qualcosa di redditizio. Molte di noi hanno pensato almeno una volta: come sarebbe bello trasformare quest'attività così piacevole in un lavoro. Il buonsenso però ci ha portato subito con i piedi per terra perché è risaputo che sono pochi quelli che riescono nell'intento. La solita mamma, come Alice del resto, è cresciuta a "pane e modestia" e quindi, pur esprimendo la voglia di dare voce alle donne...perché noi valiamo!, sostanzialmente ha concluso il post con la consapevolezza che i sogni non costano...perché sono sogni.