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martedì 20 settembre 2016

Cornovaglia

Erano anni che volevo andare in Cornovaglia e quest'anno ci sono riuscita, superando le resistenze di mio marito che non ama la guida a sinistra (che ha scoperto poi essere il problema minore... molto peggio sono i muretti che delimitano le strade molto strette!) e, come sempre, le resistenze dei miei figli ai quali lo spirito "nomade" non appartiene proprio, me ne farò una ragione!

Il tempo non è stato dei migliori, mentre la settimana precedente era assolata come non mai.

Looe : paesino di pescatori. Ma le anatre in formazione portano fortuna?


lunedì 25 agosto 2014

In the middle of the way a Londra

In the middle of the way
E' cominciata così la nostra avventura a Londra: eravamo in aereoporto e mio marito si è beccato un "you are just in the middle of the way!" o qualcosa del genere. Cominciamo bene, mi sono detta, e un sorriso sornione mi ha riportato a certe mie lamentele verso i turisti a Venezia. Touchée.
In the middle of the way è diventato il filo conduttore di tutta la vacanza, perché per un motivo o per l'altro eravamo sempre in mezzo ai piedi.

mercoledì 30 luglio 2014

Venezia S.Lucia - Fine corsa del treno?

Sopravvivere a Venezia

Quando senti "attenzione!" spostati subito. L'urlo proviene da un uomo che spinge un carrello, pieno zeppo di merci delle più svariate nature. E' il trasporto su "strada" di Venezia. Dal canale più vicino questo è l'unico modo per consegnare le merci ai negozi. E come dicevo, spostati subito se non vuoi essere travolto, perché c'è un codice non scritto che stabilisce che il carrello ha la precedenza. E ritieniti fortunato se non passi davanti ad un "sotoportego" proprio nel momento in cui uno di loro ne sta uscendo...senza fermarsi ovviamente.

E' matematico. Alla mattina il vaporetto che vedi partire e che non hai fatto in tempo a prendere è praticamente vuoto (forse perché la maggior parte dei treni arrivano tutti qualche minuto dopo?), mentre quello che prendi tu è pieno come un uovo. Eh sì, bei momenti.


sabato 7 giugno 2014

Di treni, sussurri e risate

Oggi vi parlerò di un viaggio.
E' un viaggio che si ripete ogni mattina da tre mesi a questa parte.
C'è un treno, quattro viaggiatrici studenti o lavoratrici, un percorso, una meta da raggiungere. C'è tutto. Gli ingredienti per definirlo un viaggio non mancano, anche se la distanza percorsa non è grandissima.
Ma il vero viaggio non è nello spostamento, nel cambio di città, ma nella qualità del tempo trascorso insieme.
Quattro viaggiatrici: due si conoscevano perché hanno lavorato una vita nello stesso posto, ma in realtà non sapevano proprio niente l'una dell'altra. Le altre due conoscevano una di loro ed è così che, in maniera molto naturale, cominciano a salire insieme e a conoscersi un po' per volta.

domenica 25 maggio 2014

L'arte rende visibile l'invisibile

Sto aspettando che finisca la scuola per tornare a casa con più calma e godermi Venezia. Sono sempre così di corsa che ne ho un'immagine un po' sfocata.
Ma una settimana fa ho fatto un'eccezione: sono andata a vedere la mostra fotografica di Franco Fontana.

Modenese, ottant'anni (quattro volte venti, sta aspettando di fare la cinquina!), Franco Fontana ha ottenuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
La sua idea di fotografia è tutta racchiusa in queste parole:
"Io credo infatti che questa non debba documentare la realtà, ma interpretarla. La realtà ce l'abbiamo tutt'intorno, ma è chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realtà è un po' come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Pietà di Michelangelo"

martedì 18 febbraio 2014

Famiglia in Cammino in Australia

E' da un po' che voglio scrivere questo post, ma la mia testa ultimamente è presa da tante cose e non bazzico più da queste parti come vorrei.

Ma non posso attendere oltre. L'anno scorso ho scoperto una famiglia speciale: Mamma, Papà, la Grande e la Piccola. Li ho scoperti mentre intraprendevano un'avventura bellissima: il Cammino di Santiago, a piedi, spingendo i passeggini. Per chi capita qui per la prima volta, o segue il blog da poco, ne ho parlato qui.


venerdì 11 ottobre 2013

Mamma mia!


Metti che siano due anni che hai voglia di andare in Inghilterra (e soprattutto in Cornovaglia).

giovedì 15 agosto 2013

Bignami del Cammino

Sarà che fa caldo,
sarà che ultimamente sono un po' strana (ma forse un po' lo sono sempre stata) e che non dormo bene,
sarà che faccio una vita troppo sedentaria, ma

non so di preciso cosa mi abbia preso.

E' da quando ho cominciato a seguire Agata e la sua splendida famiglia che non faccio altro che pensare al Cammino.
Non potendomi muovere fino a fino mese, però, ho avuto un'idea:

Se Alice non può andare al Cammino, il Cammino può andare da Alice ;)

sabato 27 luglio 2013

Passeggini in Cammino e occhi di bambina

In questi giorni Santiago di Compostela è tristemente famosa per il deragliamento del treno e, pare, a causa dell'idiozia umana.

Ma il post che ho in mente da qualche giorno nasce dal fatto che, leggendo un giornale, ho scovato una famiglia fantastica che sta vivendo un'avventura meravigliosa: il Cammino di Santiago. Agata e Sergio, muniti di carrozzine, anzi "carrozze", spingono per giornate intere le loro bambine, Caterina e Silvia, di 5 e 3 anni (che ovviamente non potrebbero sostenere 25-30 km. al giorno).

sabato 5 gennaio 2013

Harold Fry: credere di poter fare la differenza

E' stato un Natale un po' strano. Sarà stata la stanchezza psicologica, ma sono arrivata alle feste un po' depressa e non avevo tanta voglia di parlare con nessuno.
Poi sono stata in montagna. Sono partita controvoglia perché, attorno a me, sono riusciti in tutti i modi a farmi capire che "loro" di voglia di andare via non ne avevano mezza. Siamo partiti lo stesso, cavolo!

E lì, senza fare grandi cose, mi sono un po' alla volta ricaricata. E negli ultimi giorni ho cominciato a leggere un libro che avevo comprato tempo fa ma che non avevo ancora iniziato: L 'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce.

Harold è un signore di una certa età che, per qualche ragione sconosciuta, pur avendo alle spalle una famiglia terribile (una madre che lo ha abbandonato e un padre alcolizzato), è la persona più mite che si possa immaginare. Te lo immagineresti violento, per reazione a tutte le cattiverie che ha subito e invece no, lui è fin troppo mite, è timido e cerca sempre di non attirare l'attenzione, di rimanere ai margini, di non dare nell'occhio. 

E' sposato con Maureen, ha un figlio laureato di nome David. Ma le cose non vanno bene. Il figlio, in qualche modo, si è messo tra loro e negli ultimi vent'anni Harold si è trovato sempre più distante dalla moglie fino a un punto di non ritorno, il peggio del peggio, la distanza del silenzio fra loro. La distanza dolorosa dell'essere vicini ma di non vedersi neanche più.

Un giorno accade qualcosa: riceve una lettera da una ex collega che non vede da vent'anni. Una persona mite come lui che aveva imparato ad apprezzare e con la quale aveva instaurato una tenera amicizia. Fino a quando lei era partita improvvisamente, addossandosi una colpa non sua. La lettera è un addio. Queenie è ammalata di cancro, non le resta molto da vivere e vuole salutare Harold per l'ultima volta.

Questo fatto scatena qualcosa nella sua vuota e ripetitiva vita. Decide di scriverle una lettera ed esce ad imbucarla. Ma di fronte alla buca per le lettere, quel gesto gli sembra troppo poco, Queenie merita di più. E così, vestito con le scarpe "da barca", decide di andare alla cassetta successiva, e poi all'ufficio postale e poi... decide di andare a consegnargliela personalmente, percorrendo a piedi gli ottocento chilometri che li separano.
Un incontro decisivo è quello con la ragazza della stazione di servizio che lo esorta a continuare in quell'impresa, raccontandogli che anche sua zia aveva il cancro, ma che bisognava aver fede, non necessariamente in senso religioso, e continuare a lottare perché "bisogna credere di poter fare la differenza". Harold deve avere "fede" per la sua amica, per poterla in qualche modo "salvare".

E così comincia il suo lungo pellegrinaggio, fatto di dolore fisico, di vesciche ai piedi sanguinanti, di stanchezza e di momenti alternanti di sconforto e convinzione che tutto questo possa salvare la sua amica che, a detta della suora della casa di cura dove si trova, inspiegabilmente ricomincia a dare piccoli segnali di ripresa e lo sta aspettando.

Durante il viaggio incontra molte persone, alcune delle quali si rivelano molto importanti per lui. Lo ascoltano con attenzione e condividono la stessa speranza. E si aprono, come poche volte ci si apre a qualcun altro e soprattutto lo aiutano, con una generosità disinteressata. 

Apro una breve parentesi. A questo punto del libro, ho pensato alle affinità che nascono in rete, a quanto calore si può trovare dove minimamente non ci si aspettava all'inizio della navigazione. Agli incontri favolosi e alla ricchezza che portano alle tue giornate, fino a farti pensare che anche questo "viaggio" ti lascerà qualcosa in più e ti vedrà diversa rispetto a quando hai cominciato. Nel bene e nel male, perché poi, come nella vita, gli incontri non sono sempre favolosi e a volte lasciano un po' di amaro in bocca, ma basta concentrarsi sulle cose positive per sentirsi meglio.

Ma torniamo a Harold. Il suo viaggio lunghissimo si rivela un viaggio in sè stesso e nei suoi ricordi. Immergendosi nella bellezza della natura, che a  volte non vediamo neppure a causa della velocità che sfoca i contorni, Harold rivive i momenti clou della sua infanzia e della giovinezza, il bellissimo rapporto esclusivo con la moglie e il rapporto conflittuale col figlio, dovuto probabilmente anche alla sua incapacità di esprimere le emozioni, rimaste forse intrappolate nella casa paterna, quando era bambino.

Giorno dopo giorno, insieme al dolore fisico si lascia coinvolgere dal dolore della sua anima e sente sciogliere un po' alla volta tutta la sfiducia che ha sempre avuto in sè stesso e impara a capire e perdonare la moglie, il figlio, ma soprattutto sè stesso che ha sempre ritenuto responsabile di tutto ciò che gli è capitato.

E contemporaneamente, anche la moglie intraprende lo stesso viaggio, seduta nella poltrona di casa, ma attraversando la stessa palude, lo stesso dolore e gli stessi dubbi.

Mi fermo qui. E' un libro introspettivo e commovente. E' un viaggio di rinascita. E' un libro da leggere.

Credere di poter fare la differenza diventa il mio proposito per quest'anno. Detto così può sembrare presuntuoso e invece è proprio un inno al prendere in mano la nostra vita e fare di tutto per ottenere qualcosa di buono. Buon anno a tutti.

















lunedì 3 settembre 2012

Amicizia/2

Immagine tratta dal web
Ieri ho visto alcuni miei amici che vivono distanti da me.
Ci conosciamo da ben 24 anni. Tutto ha avuto inizio in Gran Bretagna, durante un tour organizzato dal CTS.
Per anni siamo andati in ferie insieme. Poi, uno alla volta, ci siamo sposati, abbiamo avuto i bambini e piano piano abbiamo iniziato a fare le vacanze separatamente. Ma non abbiamo mai interrotto i contatti e ogni anno ci sentivamo e qualche volta ci siamo rivisti.
Ogni volta era facile riprendere il filo dei discorsi. Ho pensato tante volte a come sarebbe stato bello abitare più vicini, in modo da vedersi più spesso.

martedì 28 agosto 2012

Vacanze in Puglia 2012

Eccoci qua.
Ho pubblicato l'album delle vacanze in Puglia. Vacanza veloce, rilassante, sul Gargano e con una puntatina alle isole Tremiti.
Se non fosse stato per il viaggio di ritorno allucinante.... (ma del resto cosa vuoi pretendere dalla settimana di Ferragosto? Partenza e rientro mooolto intelligente quest'anno!)

giovedì 17 novembre 2011

Autunno



Era da un po' che inseguivo l'autunno. Avevo una gran voglia di fotografare il rosso e il giallo che ci circonda in questo periodo dell'anno, ma non trovavo mai il tempo di andare in spedizione nelle colline a qualche chilometro da casa mia.

Ma l'autunno mi è venuto incontro. Finalmente l'albero dietro alla mia casa ha cominciato ad assumere i colori adatti. Ogni anno è un po' in ritardo rispetto ai giardini dei vicini... avrà preso anche lui da me e il resto della famiglia? L'albero di Alice... sì, mi piace, suona bene.

Ho ricominciato quest'estate a fare fotografie, durante il mio viaggio. I cugini canadesi mi guardavano un po' straniti perché avevo sempre la macchina in mano. La macchina digitale è un sogno. Ricordo quando dovevi tener conto di quante pose c'erano nel rullino e valutare se la foto meritava o no. Erano problemi, eh?

Adesso invece puoi fare tutti gli scatti che vuoi, provando anche esposizioni diverse....se ne hai il tempo! Altrimenti fai qualche scatto e qualche prova in giardino. Le foto in alto e in basso ne sono la prova. Si può fare di meglio, ma ce ne sono almeno un paio che non mi dispiacciono. 





martedì 11 ottobre 2011

E' bello ritornare

Lo so, lo so.... suona un po' strano dire così ritornando da un viaggio in Canada.
Perché non capita tutti i giorni di fare un viaggio così. E in  effetti dal punto di vista paesaggistico ho visto dei posti bellissimi, dei laghi dal colore turchese o verde acquamarina (che le mie foto però non hanno catturato al meglio).
 
Quello che mi ha stupito di più è la "convivenza" tra il verde e i palazzi altissimi in città come Vancouver. Entrando nella parte nord della città, attraversando un ponte lunghissimo, vedi lo skyline e hai subito l'immagine della grande città (stile America per capirsi).

 Non fai in tempo a finire il ponte che ti ritrovi in mezzo al bosco... veramente! La strada passa in mezzo ad alberi altissimi: si tratta dello Stanley Park che è un vero polmone verde.
E' grandissimo e mi dispiace di non aver noleggiato le biciclette per girarlo meglio... a piedi è impossibile... ne ho visto solo una parte.
Poi finiscono gli alberi e ti ritrovi in mezzo ai palazzi altissimi della città. E bisogna dire che anche qui il verde non manca. Davanti a questi edifici altissimi c'è spesso un praticello verde stile inglese. E anche qualche prato qua e là, e ti viene subito in mente che in Italia sarebbe già stato recintato e avrebbero già appeso il cartello di inizio lavori!
Detto questo, però, un viaggio non si ricorda solo per i bei posti che hai visto, ma anche per le persone che hai incontrato e le situazioni divertenti che hai vissuto.
E da questo punto di vista i Canadesi mi hanno un po' deluso. Li ho trovati un po' inquadrati, abituati a fare le cose nello stesso modo e se chiedi qualcosa di diverso ti guardano straniti. Anche un po' freddi se devo dire, e, fatte le dovute eccezioni, se chiedi a qualcuno di ripetere più lentamente quello che hanno appena detto, lo ripetono esattamente nello stesso modo. Grazie eh!
Un altro ingrediente mancante in questo viaggio è stata la colonna sonora. Ho ascoltato bella musica alla radio, ma non c'è stata una canzone particolare che associerò per sempre al Canada.
E le salsette dolci su cibi salati e i cibi piccanti piccanti? Non ne parliamo.
Insomma, sono contenta di aver fatto questo viaggio, ma.... sono anche contenta di essere tornata a casa!

                                                                         Alice
Data originale: 30/08/2011