venerdì 12 settembre 2014

Un sassolino nella scarpa e razzismi atipici

Ho scritto questo post in luglio, senza sapere se alla fine l'avrei pubblicato.

Detesto passare sempre per quella che si lamenta di qualcosa, ma, a mio parere, faccio media con le persone che non hanno mai niente da dire, persone che si fanno scivolare tutto addosso, perché nella loro testa non ne vale la pena.

Ho ancora un sassolino da togliermi sulla scuola.

Vediamo se riesco a spiegare il mio punto di vista.

Per esperienza personale ho avuto a che fare con due tipologie di scuola superiore: l'istituto tecnico e il liceo.
Ho sempre saputo che il liceo dà una cultura generale più approfondita. Quello che non sapevo è che, per un certo tipo di persone che va dai dirigenti, passando per gli insegnanti e terminando tra gli studenti e i loro genitori, una volta frequentato l'istituto tecnico sei "segnato" per sempre.

Credetemi, non sono la solita esagerata. Mi è stato proprio detto così, o perlomeno me l'hanno fatto capire.

Mi è stato detto che dopo aver frequentato per un paio d'anni un istituto tecnico, è praticamente impossibile mettersi al passo con i compagni di liceo.
Peccato che il programma sia lo stesso, parlando di Italiano, e che tarpare le ali all'inizio dell'anno scolastico sia un sacrilegio.

Mi è stato detto che l' insegnante del liceo di mia figlia ha superato un'abilitazione di livello superiore e che quindi è migliore dell'insegnante dell'istituto tecnico.
Peccato che siano entrambi laureati e che, nonostante l'abilitazione superiore, l'insegnante di liceo non abbia nessuna preparazione e formazione di carattere pedagogico. 
E peccato anche che avere una cultura enorme non vuol necessariamente dire di saperla trasmettere e di saper affrontare una fascia di età tra le più difficili.

Mi è stato detto che un otto e mezzo ottenuto in un testo argomentativo all'istituto tecnico può facilmente corrispondere al cinque e mezzo del liceo.
Peccato che, anche se l'asticella viene posta più in basso, una differenza del genere voglia essere solo un tentativo di denigrare il lavoro di altri insegnanti e la correttezza e lo studio di ragazzi che hanno scelto un altro percorso di studio.

Mi è stato fatto capire che chi si iscrive all'ITIS è in buona sostanza un asinello. Certo, qualcuno di loro deciderà di continuare e di andare all'università, ma così a prima vista, a prescindere, gli studenti che scelgono questo percorso non hanno voglia di studiare e non sono minimamente interessati alla loro formazione.
Un marchio. Un bel timbro con scritto ASINO sulla fronte, a prescindere appunto, solo per il fatto di essersi iscritti a quel tipo di scuola.
Purtroppo questa convinzione mi è venuta dopo aver parlato con il dirigente di un Istituto che comprende entrambe le tipologie (liceo e ITIS), evidentemente proteso più verso l'una che l'altra, ed era solo un esempio per farmi capire meglio la differenza tra un tecnico ad indirizzo linguistico (presso un altro istituto) e un liceo: tanto un tecnico vale l'altro.

Ho più volte detto che credo nella Cultura e nel potere di allargare le vedute che la conoscenza porta con sè. 

Ma questa non è apertura mentale, anzi. Questo è snobismo. Nozionismo con la puzza sotto il naso, una cultura che esclude e deride, invece di includere e incoraggiare e magari anche insegnare a condividere. Già, è perfino egoista quest'idea di cultura e anche un po' razzista.

E così, io che ho sempre avuto il rimpianto di non essere andata all'università e che non ho mai nascosto che sarei contenta se i miei figli continuassero a studiare, purché fosse una loro scelta e non una gratificazione tardiva per me attraverso loro, mi ritrovo con l'orticaria al solo pensare a quanti anni di scuola abbiano ancora davanti...se questa è la scuola.

E lo so che non sono tutti così, ma una buona parte sì. E mi scuso con tutte quelle persone che non si rispecchiano in questo quadro impietoso. So che ce ne sono tante.

E così la ex frequentatrice di istituto tecnico insisterà col liceo, per sua scelta, anche se, in piena crisi adolescenziale, ha passato l'anno peggiore, arrivando ai minimi storici di autostima, grazie all'"incoraggiamento" della prof. che ha l'abilitazione per il "liceo che apre la mente".

Ed ora inizierà anche il piccolo: ITIS indirizzo informatica. Lui vive la cosa serenamente, per fortuna.
L'altro giorno mi parlava di un gioco che ha un sacco di bug e quando gli ho detto: - il gioco che inventerai tu invece funzionerà benissimo! - lui ha risposto: - Mamma... hai di fronte il futuro presidente della Sony! -
Spero che resti sempre così: adorabile, ironica peste.

Voglio sperare che i miei figli trovino qualcuno che sappia dare loro un po' di speranza e di incoraggiamento: ne hanno entrambi bisogno. Non hanno ancora chiara la loro strada, sono consapevole che devono ancora maturare, ma non permetterò più a nessuno di mettere in dubbio la loro fiducia in sé stessi.
Nessuno è tanto grande, colto o importante da permettersi di arrogarsi il diritto di far sentire un ragazzo una nullità.

Sì, lo pubblico questo post. A costo di passare per la solita rompiballe che si lamenta e dà la colpa agli altri per le cose che non vanno come dovrebbero, ma io ne ho fatta di autocritica in tutti questi anni, oh se ne ho fatta....
Spero di poterlo rileggere tra qualche anno e di farmi una sana e serena risata.

Questo post partecipa al Blogstorming di Genitoricrescono, con una personale interpretazione del tema del mese: i razzismi.

La Cultura non si ostenta, si condivide.






21 commenti:

  1. Lo snobismo da Liceo esiste ed è sempre esistito, anche quando a scuola ci andavo io.
    Questo snobismo però è autoreferenziale perchè, siccome esiste, ai Licei si iscrivono, non sono studenti capaci e ambiziosi, ma anche rampolli immeritevoli della crème del luogo... dunque lo snobismo si autoalimenta.
    Un grande in bocca a l lupo ai tuoi ragazzi per questo nuovo anno! :-)
    A loro vorrei dire solo di farsi scivolare addosso i giudizi esterni, il più possibile e di ascoltare sul serio i loro desideri, il più possibile; vorrei dire di trarre il meglio da ongi professore, valido o meno, perché c'è sempre qualcosa da carpire e poi tutto il resto è senza importanza. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai cos'è? E' quel senso di superiorità gratuito che mi disturba. Perché non nego che la preparazione al liceo sia più approfondita, ma non è un buon motivo per deridere chi ha deciso di fare un percorso diverso. Il fastidio al momento è tutto mio (e me lo tengo per me). Mio figlio è sereno. Andrà nella stessa scuola del suo amico più stretto e non vede altro che scelte diverse. E' che sono stata scottata con la grande e mi scendono gli artigli in automatico. So che devono imparare a gestire queste situazioni da soli, ma a volte non è facile restare a guardare.
      Crepi il lupo.

      Elimina
  2. Sai come la penso: il titolo di studio è una cosa, la cultura un'altra.
    Lo snobbismo è sempre esistito e sempre esisterà. .."Emmenomale" aggiungerei...altrimenti poi non saprei di chi ridere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì lo so come la pensi. Ma un conto è essere snob e un conto è demoralizzare una ragazza e toglierle la fiducia in sè stessa. Comunque pare che la prof. in questione quest'anno non ci sia. Non so come farò a sopravvivere senza la sua "abilitazione superiore" ;-)

      Elimina
  3. io ho frequentato il liceo Classico e posso dirti che sono stati gli anni più brutti della mia vita. 5 anni passati curva sui libri a studiare cose di cui in fondo non m'interessava molto. zero creatività e soprattutto zero passione trasmessa da parte dei professori. Per non parlare del concentrato di idioti snob, figli di ricchi strafottenti che erano nella mia classe. Insomma, se potessi tornare davvero indietro, cancellerei dalla mia vita quei 5 anni. Poi aggiungo, alcuni professori dovrebbero davvero cambiare mestiere. Come si può togliere la fiducia in se stessa ad una ragazzina??!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come in tutti i tipi di lavoro, ci sono insegnanti bravi e altri no. A me disturbano quelli che si attengono scrupolosamente alle medie dei voti, senza cercare di capire chi si trovano davanti. Non do la colpa agli insegnanti per i risultati raggiunti dai miei figli, ma vedere un insegnante infierire sulle fragilità altrui è difficile da digerire. Non ho chiesto indulgenza, né valutazioni favorevoli; ho solo chiesto aiuto per cercare di andare oltre quella fragilità. E ho trovato un muro. Non con tutti, a onor del vero, ma non è bastato.

      Elimina
  4. purtroppo molti la pensano così…e mi capita di vedere come qui, nella mia città, molti istituti tecnici vengano presi d'assalto da ragazzi che non hanno voglia di studiare. Molti insegnanti purtroppo si adeguano a questi luoghi comuni e così, una scuola che potrebbe darti un futuro (più di un liceo), che potrebbe aprirti la mente e farti lavorare con o senza università, diventa un contenitore di gente demotivata. Ho visto un istituto tecnico con docenti e ragazzi motivati lavorare alla grande. Ho visto mia sorella piccola andare a scuola a km di distanza da casa, pur avendo la stessa scuola a due passi da noi, perché in città l'istituto era frequentato da bande di ragazze che picchiavano le compagne, che erano lì per terminare la scuola dell'obbligo (fino all'età consentita), dando filo da torcere a chi voleva studiare. Non so come si possa fare a cambiare "la storia"...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai cos'è Gab? Che si vuole equiparare la scuola professionale che dura tre anni e che dà più importanza all'insegnare un lavoro che a fornire una cultura, con gli istituti tecnici che, secondo me, sono un buon compromesso tra preparazione professionale e cultura.
      E forse in passato era come dici tu, che quelli che non avevano voglia di studiare si concentravano lì, ma ti assicuro che conosco diversi ragazzi bravi a scuola che hanno scelto indirizzi come energia e sono convinti della scelta che hanno fatto.
      Insomma, mi danno fastidio le etichette e i pregiudizi a prescindere.

      Elimina
  5. Hai pienamente ragione! E' così per tutti, non solo insegnanti, ma come dicevi anche i genitori stessi e quindi i ragazzi.
    Hai mai letto "togliamo il disturbo" di Paola Mastrocola, di qualche anno fa?
    Lei fa la prof di italiano al liceo ma il libro è molto carino e parla proprio della non necessità di mandare assolutamente tutti al liceo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non l'ho letto ma ho dato un'occhiata in Internet e lo leggerò.
      Mi piace l'idea che ci siano più possibilità e che non si critichi gli istituti tecnici per partito preso, facendo di tutta l'erba un fascio.
      Grazie per la visita mocaliana.

      Elimina
  6. Ciao Ho 40 anni.... due figli, 13 e 9 anni... ti scrivo perchè leggendoti mi sono sentita chiamata in causa... alla fine delle scuole medie, le mie migliori amiche scelsero il liceo classico ed io l'istituto tecnico per il turismo... venni sempre tacciata di "non cultura"... mi sono sempre sentita inferiore a loro, quando uscivamo ostentavano frasi di latino ridicolizzandomi perchè non le capivo...Qualche giorno fa, parlando con mio figlio, della futura scuola che dovrà scegliere a gennaio, mi sono resa conto di aver tentato di indirizzarlo verso i licei.....proprio sulla base di una preparazione migliore....che tristezza ...sulla base di cosa... migliore???? ho fatto quello che le mie amiche fecero con me... la cosa grave è che l'ho fatto con mio figlio..... colui che dico di amare infinitamente.. Carmy

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Premetto che "cultura" per me non è solo conoscenza ma anche saper stare a questo mondo e le tue amiche avevano qualche difficoltà in questo senso: la cultura che deride non è cultura.
      Quanto a tuo figlio, anch'io fino a settembre dell'anno scorso pensavo che avrebbe fatto il liceo scientifico. Poi ha fatto un'altra scelta ed io non me la sono sentita di forzarlo, convinta che è bene che i ragazzi siano liberi di scegliere e che nella vita ci sono altre occasioni per estendere la propria preparazione, se uno lo vuole.
      Questa storia che perso il treno del liceo, resti un ignorante per sempre mi sembra solo indice di spocchia e ristrettezza mentale.
      Grazie per la visita Carmy.

      Elimina
  7. Il pregiudizio è una malattia diffusa. L'intelligenza, invece è sempre più rara! Triste, ma forse vero.
    Quante cose vorrei dirti, Alice, sulla scuola e le sue contraddizioni!
    Posso solo dirti che tua figlia, può farcela, perchè le persone vanno giudicate sui fatti, non sulle supposizioni, anche gli insegnanti liceali se ne renderanno conto prima o poi. E fai a lei i miei personali complimenti per la forza con cui ha deciso un cambiamento che non è stato facile!
    Per quanto riguarda il tecnico, è la scuola in cui vedrei meglio il mio piccolo, che è molto bravo a scuola ( ops! non dirlo all'insegn. liceale mi raccomando!) ma non vuole passare i pomeriggi sui libri, perchè vuole FARE qualcosa, vuole usare le mani e la testa insieme. E io penso: ma da quando in qua, saper fare è diventato un peccato di ignoranza, ma quando riusciremo a liberarci dell'idea che chi sa, non è necessario che sappia anche fare!? Tanti "professori" e nessun "lavoratore", ma perchè le cose devono essere in contraddizione?
    La scuola deve adeguarsi, basta con le caste, basta con i provincialismi, basta con "la cultura si impara a scuola"! La cultura, la conoscenza, la sapienza si scoprono nella vita, vivendo, lavorando, leggendo, conoscendo, non certo seduti dietro un banco! E' bene che anche gli insegnanti lo sappiano!
    Anzi, facciamo così, regala agli insegnanti un tantino ottusi il libro di Massimo Recalcati, uno dei massimi esponenti della psicanalisi contemporanea in Italia, "L'ora di lezione", in cui lui ricorda la sua insegnante di lettere -udite! udite!- dell'istituto agrario da lui frequentato (tra l'altro in periferia di Milano, periferia all'epoca e anche oggi, in parte, malfamata!), ecco un grande psicanalista ha fatto l'istituto agrario, scandalo! e la cosa ancora più sconvolgente è che il suo futuro è stato segnato da un'insegnante molto speciale, che insegnava con amore...questo sì che è davvero fuori dalla regola!!! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Ninin, hai detto tutto tu, cosa potrei aggiungere?
      Ecco, solo una cosa. Ci sono persone molto vicine a me che la pensano così, in generale, ma mai penserebbero questo di mio figlio...perché gli vogliono bene e lo conoscono. E' sempre così, quando si parla in astratto delle persone si rischia di cadere negli stereotipi e nel luogo comune. Bisogna partire dal particolare per avere una migliore visione di insieme.

      Elimina
  8. oh! anche io avrei tante cose da raccontarti in merito
    iniziando proprio dalla sottoscritta...diplomata perito analista contabile... un diploma che si otteneva proseguendo gli studi da segretaria d'azienda...una scuola che andava bene per chi non aveva voglia di studiare...così mi veniva detto...peccato che io ho iniziato a lavorare dopo una settimana dalla fine della scuola al contrario delle mie compagne di liceo...
    e poi c'è il mio Andrea lui ha scelto Geometra, una scuola facile come dicono le mamme che hanno i loro figli iscritti al liceo scentifico o classico, una scuola tecnica quella del mio ragazzo
    Oggi secondo me un istituto tecnico da più facilità di trovare un lavoro o forse e quello che spero per il mio e anche il tuo ragazzo... ITIS è una scuola che forma il ragazzo quanto un Liceo
    Quello che conta è l'impegno con il quale si affronta la scuola
    Oh! quante volte anche io mi sono sentita dire quelle frasi
    auguri per gli studi dei tuoi figli al quale auguro un sereno anno scolastico
    e piacere di averti conosciuta, io sono mamma Valeria

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Valeria, benvenuta.
      Il liceo sicuramente garantisce una formazione più ampia: storia dell'arte e filosofia non sono presenti nei tecnici. Però riguardo alle altre materie il programma è lo stesso, varia solo il grado di approfondimento, ma non è corretto dire che negli istituti tecnici non si fa niente. Le cose sono molto cambiate rispetto a quando andavamo a scuola noi e i programmi almeno nel biennio sono simili, non per niente è ammesso il cambio di scuola fino al secondo anno.
      Quello che non mi va giù è che la scelta della scuola fatta a quattordici anni possa in qualche modo segnare una strada come se non ci fosse la possibilità di crescere e imparare cose nuove in tanti modi diversi nella vita.
      Vedere un destino segnato già in tenera età è di una ristrettezza mentale che nessun liceo può permettersi di alimentare. Ciao Valeria e grazie della visita.

      Elimina
    2. hai ragione, la scelta del indirizzo scolastico a 14 anni non è facile, anche perchè finite le medie quasi tutti i ragazzi non hanno bene in chiaro la scuola da scegliere
      quello di poter cambiare indirizzo scolastico senza perdere gli anni, è una cosa che trovo molto utile
      fin dal inizio l'avevamo presa in considerazione qualora Andre non si trovasse bene a Geometra, ma poi non ne abbiamo avuto bisogno, ha scelto una scuola che gli piace molto e che se un domani non riuscisse a trovare un posto di lavoro, nella nostra piccola azienda a conduzione famigliare, un geometra serve di sicuro
      ma io visti i tempi, mi auguro che possa trovare un lavoro fuori dal attività famigliare
      sono d'accordo con te che il destino non deve essere segnato da una scelta presa in tenera età
      ciao Valeria

      Elimina
  9. "Razzismo" di questo tipo c'è in tutto il percorso scolastico; ricordo che all'università, durante l'esame di diritto canonico, un professore si rifiutò di far svolgere l'esame ad una ragazza che veniva da ragioneria, sostenendo che, non avendo studiato il latino, non avrebbe mai potuto sostenere l'esame in modo accettabile.
    La ragazza gli chiese cosa avrebbe dovuto fare ... e lui, spocchiosamente, le rispose :"cambiare corso di studi perchè con me non sosterrai mai questo esame!".
    Magari il professore aveva parzialmente ragione, ma ho trovato estremamente prepotente il fatto che non le permise neppure di fare un tentativo perchè, certamente, preparando quell'esame quella ragazza aveva avuto maggiori difficoltà rispetto agli studenti che conoscevano il latino ... ed aveva il diritto di sostenere quell'esame!

    E' triste, ma purtroppo siamo ancora lontani anni luce dalla meritocrazia che servirebbe per iniziare a costruire un mondo migliore.
    Buon fine settimana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, non aveva parzialmente ragione quel professore. Chi era lui per ergersi a decidere del destino di quella ragazza? Oltretutto provenendo da ragioneria la ragazza aveva già studiato diritto, a differenza di chi proveniva dal liceo e valeva veramente la pena valutare l'esame in sè e non scandagliare la vita della ragazza. Un buon esame? Avanti. Un pessimo esame? Ci avrebbe riprovato, preparandosi meglio.
      Sai, mi vengono in mente i personaggi della mia amata Austen. La distanza che si percepiva tra coloro che, nobili, non avevano una professione e coloro che, seppur considerati gentiluomini, avevano un'attività. La Austen, grazie alla sua intelligenza, ha superato l'ostacolo, facendo incontrare due realtà diverse. Invece certe persone, mi sembra, sono rimaste ferme là - inizio ottocento.
      Buona domenica Mr. Loto.

      Elimina
  10. Ciao
    primo mi sei molto simpatica, perchè anche io quando sono con i miei amici mi rilasso e mi distraggo, almeno con gli amici puoi metterti in ciabatte?

    Ho letto il tuo posto sul razzismo, arrivo anche io dal blogstorming, e sono una che si lamenta con l'obiettivo di rendere le cose migliori, ma non sono d'accordo con te, o meglio chi se ne frega della chiusura mentale degli altri.
    Io arrivo dalle scuole professionali, fai tu. Nel frattempo mi sono accorta che mi piaceva studiare così mi sono iscritta ad un Istituto Tecnico..., e poi sono andata a lavorare, ma siccome lo studio continuava a piacermi mi sono iscritta all'Università serale. Sono convinta che il liceo classico apra la mente, ma sono anche convinta che una mente aperta con un cuore chiuso sia veramente triste.
    ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao...Manu? Ho indovinato? Benvenuta!
      La tua storia è identificativa di quello che intendo. Non è il percorso che determina chi diventerai, ma l'impegno e le scelte che farai nella vita, aggiustando il tiro se serve e mettendosi in testa che non si finisce mai di imparare.
      Hai ragione, bisogna fregarsene di quello che pensano gli altri, ma quando ci vanno di mezzo i nostri figli, spesso incapaci di difendersi dalla cattiveria gratuita, è inevitabile che ci escano gli artigli, senza voler mettere i figli sotto una campana di vetro.
      Grazie per aver condiviso la tua storia.

      Elimina