venerdì 14 settembre 2012

E poi non volevi cambiare lavoro? / 2

Immagine tratta dal web
Metti che da un giorno all'altro ti dicano che ci sono degli esuberi e che nel tuo ufficio l'orario verrà ridotto al 50%.

Metti che resti sorpresa, non te l'aspettavi proprio, però l'idea della riduzione di orario, a pensarci bene, capita nel momento giusto. Capita in un periodo in cui vorresti avere più tempo per te e per la tua famiglia.

Metti che all'inizio ti faccia un po' impressione lavorare solo due giorni e mezzo alla settimana, ma poi, ti rendi conto che non è niente male.

Metti che una volta ti riempissi la testa con frasi del tipo: - Non è la quantità di tempo che dedichi ai tuoi figli, ma la qualità che conta - anche se tornando a casa tardi, stanca, anche la qualità andava a farsi benedire.

Metti che adesso realizzi che passare più tempo con i tuoi figli fa la differenza. E anche se prima, comunque, facevi i salti mortali per non perdere i momenti importanti - ed effettivamenti quelli non li hai mai persi - cominci a notare come anche i momenti "più normali", i piccoli gesti quotidiani abbiano la loro importanza.
Ed invidi chi se ne è reso conto prima di te.

Metti, infine, che una mattina arrivi al lavoro e scopri che una delle tue colleghe ha dato le dimissioni. 

All'inizio sei felice per lei. Pensi anche che ha avuto un culo grande così a trovare un altro lavoro così presto. 
E poi?
I tuoi capi, quelli del "tutti utili ma nessuno indispensabile" e della "fungibilità delle persone" si riuniscono subito, perché il ruolo della collega è importante e nessuna di noi è in grado, al momento, di sostituirla. Perché? Perché anni fa andava di moda la specializzazione dei ruoli, ognuno diventava esperto nel suo ambito e non c'era sovrapposizione di ruoli.
Adesso no. Adesso dobbiamo essere fungibili: chi c'è c'è, comincio io e quando vado a casa, continua un'altra collega. Peccato che non sia così semplice. Peccato che questo atteggiamento sia come sbattere in faccia alle persone che tutta l'esperienza accumulata non abbia nessun valore. Peccato che noi non ci crediamo.

E così il 50% è già diventato il 66% (26 ore circa alla settimana) e i tuoi piani per essere a casa il più possibile al pomeriggio cominciano a traballare. E mentre discuti, e provochi e controbatti (perché sei sempre la solita, è proprio più forte di te), ti prospettano la possibilità che esca a breve almeno un'altra collega, e allora il 66% diventerebbe di nuovo il 100% o forse anche il 120% perché portare avanti il lavoro di quattro persone in due....

E pensi ai tuoi piani, li vedi sfumare. Pensi che non vuoi più tornare come prima e ti mordi le labbra pensando che il part time ce l'avevi, quando i bambini erano piccoli, e poi hai accettato di rientrare a tempo pieno, maledetta quella volta.

E pensi che tutto questo era prevedibile, in fondo in fondo lo sapevi. Sapevi che, comunque, non sarebbe stato per sempre. Forse pensavi di avere un po' più di tempo, ecco. 

E mentri discuti insieme agli altri, chiusi dentro l'ufficio, cominciano a sgorgare le lacrime. E' sempre così: nei momenti critici, le altre, algide, pensano a trovare delle soluzioni e tu invece ti ritrovi con gli occhi pieni di lacrime, il naso rosso e con la netta sensazione di essere un'idiota. O perlomeno di sentirti un'idiota. O meglio ancora ti sembra che loro lo pensino. Tu ti vergogni solo un po'.

E ti chiedi perché ti viene da piangere. E la risposta è che una parte di te sta guardando avanti, sta maturando un'idea che ti attira e ti terrorizza allo stesso tempo. Un'idea che si fa strada in mezzo alla delusione che provi, ma anche alla malinconia che non ti abbandona. E non sai ancora cosa deciderai alla fine, se imboccherai quella strada o, in maniera più ponderata, aspetterai di vedere cosa succede.

Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, 
perchè ciò che lasciamo dietro è una parte di noi.
Dobbiamo morire in una vita prima di poter entrare in un’altra.
(Anatole France)

E stasera ho trovato queste parole nel Blog di Blumoon e Marril e trovo che siano la sintesi perfetta di questo lungo sfogo. L'essenza esatta del mio stato d'animo attuale.
Mi piace pensare che fosse destino che le incontrassi stasera, dopo due giorni che rimugino su quanto è successo. Grazie Blumoon.









24 commenti:

  1. Nei momenti topici della mia vita, quando insomma non so che pesci pigliare, faccio un gioco. Prendo dei foglietti di carta, ci scrivo le varie ipotesi che mi frullano per la testa e li metto, ripiegati in un vaso (il vaso delle decisioni!). Per finire chiedo a qualcuno di fiducia di pescarne uno e mi adeguo alla scelta fatta mooolto scientificamente.
    Che ne dici? Può essere un'idea ;D!?
    Troppa razionalità a volte diventa un ostacolo, nel senso che ti paralizza e non ne esci più.
    Un abbraccio Alice!

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  2. Cavolo, ma quante ne sai? Non avevo proprio pensato a questo metodo scientifico! ;)
    In realtà so che la mia testa mi impedirà di prendere una decisione avventata, ma se le cose peggioreranno, se il ritmo diventerà insostenibile, so che deciderò di "pancia" e farò la cosa giusta per me, per stare bene.
    Ricambio l'abbraccio Simonetta.

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  3. Quando capita a me di essere in pieno subbuglio decisionale, combino persino più pasticci del solito. E visto che, come me, anche a te capita qualche distrazione "ogni tanto", in questo periodo porterai tante volte i figli in ufficio, entrerai tu in palestra lasciando a casa il figlio giusto con la borsa del basket della nonna... e via dicendo! I tuoi cari mostreranno una comprensione inaspettata (salvo, al momento, innervosirsi un po'per l'entropia più sfrenata che si sta scatenando intorno a loro) e in questo modo ti faranno sentire che ti sono vicini. Questo basterà perchè tu possa prendere la strada giusta con la serenità necessaria, nonostante in questo Paese e in questo secolo sia tutto così illogico e controproducente da far andare a pallino ogni strada dritta e ogni serenità possibile. In bocca al lupo!

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    1. Ciao Claudia, come stai? Sì, lo ammetto non sono lucidissima in questi giorni (il che è tutto dire, eh). La sensazione è quella di essere sopra una montagnola e non sapere se saltare adesso, magari col paracadute, o se aspettare e vedere se frana veramente. E la frana può essere perdere il lavoro, oppure restare incastrata in orari e ambiente allucinanti. Non è facile. Crepi il lupo.

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  4. Il mio consiglio è: aspetta. Le cose cambiano velocemente e inaspettatamente, magari entra un'altra opzione in gioco e sconvolge tutto...
    L'ho imparato per esperienza personale.

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    1. E' vero. E' che non mi ci ritrovo più. Però, non si può mai sapere. In fondo sono la prima a credere che le persone facciano la differenza. Magari, un bel cambio al vertice...

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  5. Ti confesso che ho preso anche io quella frase come un specie di segno...perchè l'ho trovata per caso la sera prima che avessi la conferma che qualcosa poteva cambiare..
    Nei giorni precedenti mi stavo tormentando su come sarebbe andata, ipotizzando le varie situazioni nel bene o nel male, ma vi era in me la paura di un cambiamento... nonostante il desidero di quel cambiamento perchè alcune cose da un bel pò non stanno andando per niente bene... e io non voglio affondare... Così quando ho letto quella frase ho capito che non avevo motivo di vergognarmi di quella paura e c'era qualcosa di buono nell'affrontare il "nuovo" e il giorno dopo ho visto un pò di luce tra quelle mille incertezze... Qualunque sia la tua decisone prendila mettendo a tacere la paura e ascoltando quello che hai dentro di te... tutto il resto verrà da sè...
    Ti abbraccio cara Alice

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    1. Già, Blumoon. Avere paura è umano, non c'è motivo di vergognarsi. Bisogna fare chiarezza dentro di sè e sperare per il meglio.
      Un abbraccio anche a te e un grosso in bocca al lupo.

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    1. Eh Velma Velma. Sarà per quello che piango? Perché "ciò che lasciamo indietro è una parte di noi"? 25 anni di noi? Ed è un filo doloroso da tagliare? E' sicuramente una faccia della medaglia, ma l'altra è la paura del salto nel vuoto.

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    2. E recidiamolo questo cordone ombelicale, daiiiii!
      (indipendentemente da tutto, eh)

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    3. Sai che stamattina mi sono svegliata piena di idee, direi quasi felice ed entusiasta? (quasi, eh, non vorrei esagerare!)

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  7. Razionalmente direi "aspetta gli eventi"
    Se però il lavoro ti pesa tanto
    e ti puoi permettere di farne senza
    allora...

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    1. Ti riassumo brevemente: nel nostro ufficio siamo in quattro e sono stati dichiarati due esuberi (non effettivi, c'è lavoro per quattro, solo per ridurre i costi). E' previsto un incentivo a chi esce ed è a questo che sto pensando. E' difficile al giorno d'oggi vivere con un solo stipendio, ma ho delle idee per la testa e mi sto domandando se rischiare. Anche se amo il mio lavoro, un po' meno le persone con cui lavoro, non voglio tornare in certi periodi a lavorare 10-11 ore al giorno, soprattutto adesso che mi sono illusa di avere più tempo per la famiglia e sono sicura che se mi mettessero troppa tensione potrei andarmene da un giorno all'altro. Nessun aumento vale quanto la mia salute.
      Mah, vedremo.
      Ciao. Buona domenica... sera

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    2. Ti parlo da bancaria: valuta l'incentivo.Non ho idea di quanto sia ma pensa che sono soldi liquidi, sull'unghia, subito.Soldi che ci metteresti degli anni a risparmiare lavorando anche eprchè lavorare ha un costo: penzina, colazioni o caffè fuori, usura del mezzo, frustrazione ripagata con shopping inutile ecc... Insomma, se hai una mezza idea di quello che vuoi fare di te e della tua vita, valuta il fatto di avere finalmente il tempo per dedicartici.Non è una decisione facile comunque, ti capisco perfettamente!Pattylafiacca

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    3. Mah, sai non è facile. D'altra parte ultimamente mi aggiro per i corridoi come uno zombie. Si è veramente rotto qualcosa. Fossi un datore non vorrei una dipendente come me, se capisci cosa intendo dire, anche se nel mio caso non ho sensi di colpa perché credo di aver dato tanto, da poter vivere un pochino di rendita. Non a lungo però. Dovrò pensarci su. Magari un giorno ti dico la mia idea bislacca. Credo che potresti capirne lo spirito.
      Grazie, grazie per essere passata.

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  8. Io sono in una situazione simile, nel senso che anche da noi sono stati conteggiati degli esuberi e si aspetta la fase in cui salteranno fuori i nomi. Nel frattempo siamo tutti in preda al panico, perché tra noi ci sono tanti monoreddito e chi, come me, con un solo stipendio ce la farebbe a malapena a coprire il mutuo. Cerco di restare lucida per cercare di guardare avanti con un po' di ottimismo, ma volte l'angoscia è davvero tanta e paralizza ogni pensiero.

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  9. Mi rendo conto che la tua situazione è molto diversa dalla mia. Se restassi a casa ci sarebbe comunque lo stipendio di mio marito. Dovremmo imparare a risparmiare, certe spese "date per scontate" bisognerebbe rivederle, ma una base per sopravvivere ce l'avremmo. Non ho mai voluto sputare sul piatto dove mangio, è che sono troppo arrabbiata per quello che stanno rovinando, perché, credimi, non è solo colpa della crisi e trovo giusto denunciare chi, per non saper guidare un'azienda, fa pagare il conto ai dipendenti. Nel mio caso è così.
    Da noi i nomi non li hanno fatti, perché non sono veri esuberi. Ti auguro di cuore che la situazione si risolva al più presto.
    Un grande abbraccio

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  10. Ero ripassata per farti un saluto post-estate e mi dispiace leggere che la situazione non è affatto delle migliori. Spero davvero che le cose possano migliorare o almeno non peggiorare! Abbi coraggio!
    A presto,
    Laura

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    1. Grazie Laura. E' un periodo un po' così ma non mi perdo d'animo.
      A presto.

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  11. Con i tempi che corrono sarebbe meglio che la tua azienda assumesse nuovo personale, magari part-time, per fare lavorare più persone a ritmi umani.
    La soluzione ai problemi che questa crisi sta crando è quella di ridurre i consumi alle cose essenziali ed accontentarsi di uno stipendio anche minimo ma che lascia un ampio margine di tempo libero che una persona può impiegare come meglio crede; molte cose che siamo abituati a comprare si possono fare anche in casa con notevole risparmio.
    Penso comunque che tutto sta cambiando molto rapidamente in questa epoca e nulla è duraturo; non preoccuparti più di tanto per quello che vedi ( e prevedi ), cambierà ancora tutto, probabilmente in meglio. :-)

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    1. Figurati se assumono, hanno messo quasi tutti a part-time. L'unica cosa buona di questi contratti di solidarietà è che mantieni il posto a tutti in attesa di tempi migliori. Ma in questa percentuale metti in crisi lo svolgimento delle attività di tutti gli uffici.
      Comunque, Mr. Loto, sono fiduciosa che prima o poi le cose miglioreranno, ma, lasciatelo dire, il tuo ottimismo è da 10 e lode. :-D
      A presto

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