sabato 10 agosto 2013

Il coraggio di trovare le risposte



Ci sono cose che non riesco a sopportare neanche nei film, figuriamoci nella vita vera.

Era da un po' che volevo scrivere questo post, ma non trovavo le parole. Non è un post da Ferragosto, che ci siamo quasi, ma neanche il dolore fa caso al calendario.

A volte, l'unico modo per rispondere al dolore, quello con la D maiuscola, è quello di aprirsi, anche se tendenzialmente si tende a chiudersi, in un tentativo estremo di proteggersi, con un gesto consolatorio.


Apro una breve parentesi.

Mi è tornata in mente un'intervista a Shirin Amini, la compagna di Niccolò Fabi, che avevo ascoltato alla radio, ormai due anni fa, e così ho scovato la registrazione. Mi aveva colpito la frase finale dell'intervista, in cui Shirin affermava che, per la loro esperienza, il dolore unisce, contrariamente a quello che si pensa. Eppure istintivamente ci si chiude, come quando si riceve un pugno, o quando non si ascolta il consiglio di respirare, mentre si sta partorendo, o quando ci si abbassa mentre si sta soffocando, invece di alzare la testa e guardare il famoso uccellino, come si chiede di fare ai bambini.
Shirin e Niccolò hanno avuto il coraggio di "costruire" un progetto per trasformare il dolore per la perdita della loro bambina.

E lo stesso coraggio lo ha avuto Azzurra (Economista per caso) Insieme ad un'altra mamma, Chiara, ha fondato un'Associazione, che presto diventerà una Onlus: La risposta di Laura e Allegra.

Dice Azzurra:

Possiamo arrabbiarci. Ne avremmo il diritto. Possiamo arrabbiarci e passare tutto il resto della nostra vita arrabbiatissimi, trovare un responsabile (se siamo fortunati), a volte più di uno (se siamo molto fortunati), oppure non capire bene con chi essere arrabbiati, ma insistere nell'esserlo ugualmente.
Possiamo disperarci. Anche qui, nulla da dire. Legittimissimo, dire anche terapeutico. Possiamo anche decidere che ci dispereremo e basta, per tutto il resto della nostra vita. E così sia.
Possiamo essere sia arrabbiati che disperati. E, con questo bello zainetto sulle spalle, in qualche modo, magari maldestro, sforzarci di dare un risvolto costruttivo a circostanze che, per loro nautra, sarebbero soltanto devastanti.

Tutto il loro dolore si è trasformato in un atto di amore: aiutare i bambini ammalati, cercando di migliorare la qualità delle loro giornate nelle strutture, e le loro famiglie, dando loro un sostegno.

Aggiungo solo l'invito di Azzurra:

Se vi va, date uno sguardo al sito dell'Associazione (La risposta di Laura e Allegra) ed al blog (La risposta di Laura e Allegra) e, sempre se vi va, iniziate a seguirci... 

e rinnovo a lei e Chiara un abbraccio forte forte.



19 commenti:

  1. Ciao Alice, ricordo bene tutto il dolore per la perdita delle figlia di Niccolò Fabi e quel meraviglioso concerto in mezzo hai boschi che lui con tanti amici ha voluto dedicare alla piccola. Ero rimasta colpita dalle sue parole sul palco e dal suo riuscire a trasformare il dolore in energia che, ti assicuro, dal palco arrivava fortissima fino a noi. Credo che ci voglia un gran coraggio ma che sia l'unico modo per andare avanti e continuare a vivere! Ti abbraccio

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    1. Lo credo anch'io, ma quanta forza ci vuole. Con Azzurra, poi ho seguito l'evolversi degli eventi e dopo un lungo silenzio è nata questa iniziativa che ha bisogno di persone che non chiudano gli occhi perché è più facile e fa meno male.
      Grazie Francesca.

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  2. Quando accadono certe cose puoi decidere di lasciarti andare oppure puoi decidere di accogliere il dolore e farne una forza che ti aiuti nella risalita dal fondo.
    Non è semplice, certo ma anche la mia esperienza è stata questa.Davvero ti rendi conto che l'unico modo per celebrare chi se ne è andato è vivere e andare avanti e portarlo nel tuo cuore, nelle gioie che prima o poi arrivano.Un abbraccio! <3

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    1. E' vero Chandana. Ma ognuno accoglie il dolore a modo suo, come è giusto che sia. E trovo che Azzurra e Chiara siano state davvero in gamba a reagire così. Un abbraccio anche a te.

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  3. Certe cose non dovrebbero esistere.
    Ahinoi, non è così.
    Comprendere a fondo risulta difficile, da qualunque punto di vista si guardi la cosa.
    Sensibilizzare alle sofferenze altrui però credo sia importante.
    Quest'anno con la scuola di Dafne abbiamo sostenuto una onlus che fa riferimento all'oncologico pediatrico. Ci siamo impegnati non solo a raccogliere fondi, destinando regali di natale, uova di Pasqua, regali di fine anno, evolvendo il ricavato del "famoso" film, ma anche presenziando a inaugurazioni e iniziative.
    Ai bambini abbiamo spiegato che i regali andranno ad aiutare altri bambini come loro, che però stanno male, e le loro famiglie.
    Hanno capito perfettamente, quanto meno il senso dei nostri intenti.
    Senz'altro non è molto, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.
    Grazie per lo spunto di riflessione.

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    1. E' proprio questo l'intento del post. Sensibilizzare e far conoscere queste realtà. E' difficile solo parlarne, nessuno riesce a immaginare quanto sia difficile viverle.
      Ma chiudere gli occhi non porta da nessuna parte. E in mezzo a tanti racconti di mamme, vuoi che non ci possa scappare un abbraccio virtuale e solidale a chi sta cercando di superare cose che "comprendere a fondo risulta difficile"? Condivisione significa anche stringersi e sorreggersi. Grazie Velma.

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  4. Non posso aggiungere nulla a quelle parole, però posso unirmi a loro.

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    1. Ed è già tanto credimi. Più di tutte le parole del mondo.
      grazie

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  5. Hanno trovato il modo di utilizzare le loro energie in modo positivo!
    Come non sostenerle?

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    1. Vero, è il minimo che possiamo fare, Monica.

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  6. alice ... in questi giorni sto proprio preparando un post sulla morte, perinatale. ho una bozza da, più o meno 3 mesi, lì ferma, sulla morte in generale. è un argomento che tocca molte corde, molte ferite. non si sa mai se il silenzio in questi casi sia meglio delle parole. proprio l altro giorno un mio amico mi parlava della perdita di niccolò fabi e come abbiano trovato la forza di continuare: nella pienezza del ricordo anziché nella mancanza. mi ha colpito molto perché anche un mio amico ha vissuto la stessa esperienza, reagendo allo stesso modo. e anche in questo caso il dolore anziché dividere, ha unito lui e la sua compagna. penso che queste siano anime davvero sagge...
    esulando: ma tu, sei ancora in ozio? sappi che gli antichi affermavano che l ozio era una caratteristica dell uomo libero e che serviva per far riposare il corpo aumentando così la creatività ... io ozio un sacco!! ;-)

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  7. Sì Elisabetta, la morte tocca molte corde e per molti il silenzio è la cosa migliore. Ma l'economista per caso, Azzurra, è stata una delle prime persone che hanno seguito il mio blog. Si scherzava, si parlava di cose più serie. Poi un giorno la sua vita è stata stravolta e ha perso la sua bambina di tre anni. Non ci sono parole per lenire un dolore così grande, per questo ho usato le sue. E l'unica cosa che posso fare è far conoscere il blog e l'associazione e chiedere a chi può di sostenerle.
    P.S. sì sono in ozio, con qualche senso di colpa...ma sopravvivo.

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    1. della morte nessuno parla, quando succede in gravidanza o quando tocca ai nostri figli poi non ne parliamo. è come se il silenzio che "usiamo" x paura di creare sofferenza, rendesse questa perdita meno importante, invisibile. non so se riesco a mettere in parole il mio pensiero. insomma, questo post aiuta la sensibilizzazione su un argomento così vasto e delicato ma soprattutto aiuta a creare una rete di sostegno. di questa a mio avviso, ce n'è proprio bisogno.
      per quanto riguarda te, VIA quei sensi di colpa! goditi questi momenti e VIVI non sopravvivere!!
      ti bacio!

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  8. Come non supportarle...?

    Altro non è possibile dire.

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    1. E questo basta. Vuol dire che il post ha raggiunto il suo scopo. Ciao Asaka.

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  9. grazie per questa condivisione Alice.
    un abbraccio

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