lunedì 22 aprile 2013

A piccole dosi

Tra meno di due mesi nell'azienda in cui lavoro ci sarà l'ora X. Ne ho già parlato qui e qui.

Scadranno i contratti di solidarietà e perciò l'azienda dovrà decidere se far tornare le persone a tempo pieno o se confermare gli esuberi. Un'alternativa potrebbe essere la conferma della riduzione di orario, trasformando i contratti full time in contratti part time.

Considerato che non si realizzerà di sicuro la prima opzione, non resta che aspettarsi gli esuberi o il part time.
Ah no, dimenticavo, c'è anche una remota possibilità che vengano estesi per un altro anno i contratti di solidarietà, ma per questo si richiede un governo stabile, e perciò... mi sono spiegata, vero?

L'azienda per il momento non si sbilancia ed allora le persone si stanno muovendo autonomamente. Si dividono in due categorie:
- chi ha paura di essere l'esubero e chiede forsennatamente ai colleghi di accordarsi per un part time
- chi è convinto di non essere l'esubero e rifiuta anche solo di prendere in considerazione l'idea di una pur minima riduzione di orario. O meglio, la riduzione ci può anche stare, sempre che ci sia l'ammortizzatore sociale a colmare la differenza.

Prevedo un'altra guerra tra poveri nei prossimi mesi. A meno che tutti questi calcoli non siano spazzati via dalla netta presa di posizione del datore contro il part time.
Si dice che il part time costi di più, che, a parità di stipendio, due part time al 50% costino di più di un full time.
Mi sono ripromessa di verificare, perché non ne sono per niente convinta. In busta è sicuramente tutto parametrizzato, ma mi dicono che il datore versi maggiori contributi al part time che al full time, anche se non ne capisco il motivo.

Detesto sentire i discorsi di chi propende per una o l'altra soluzione solo basandosi sulla percezione della propria situazione. Soluzione che potrebbe invertirsi, se solo ci fosse un minimo dubbio del rischio che si corre. "Rischio di restare a casa? Va benissimo il part time. Non rischio? Ah, non posso rinunciare neanche a un euro del mio stipendio." Ho imparato a non fare i conti in tasca a nessuno, però, certe cose fanno male, anche se non riguardano direttamente te.

Io non so cosa pensare. So che se non avessi famiglia me ne sarei già andata da un po', perché non mi ci ritrovo più; lavorare senza motivazione mi fa star male e la voglia di offrirmi volontaria mi sembra, ogni giorno che passa, sempre più allettante.

Ma non mi immagino a casa per sempre. Mi immagino prima o poi impegnata in qualcosa, un capitolo nuovo, una pagina bianca ancora tutta da scrivere, da definire.
Ma se non sarà così? A cosa dovrò rinunciare? E soprattutto a cosa dovranno rinunciare i miei figli? 

Ho un sacco di dubbi. E se fosse meglio anche per loro? Se fosse la volta buona che non arriva tutto dal cielo, come la manna, e per di più tutto dato per scontato?

Amare i figli non costa niente. L'amore non si divide tra i figli, casomai si moltiplica e ce n'è sempre un po' che avanza. E non sarà qualche piccola privazione che potrà sottrarlo.

Dovrò pensarci bene, fare bene i conti. Ma, in fin dei conti, come dice Rachele, non si può morire a piccole dosi.











21 commenti:

  1. Cara Alice, sono con te in questo momento di dubbi e di domande. E sono d'accordo: non si può morire a piccole dosi. Ti auguro che si risolva tutto secondo i tuoi desideri.
    Un abbraccio forte.
    ps: ci rivediamo quest'anno a Milano? :)

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    1. ciao Vale! Sai che penso a te in questi momenti, vero? Al tuo coraggio e alla tua determinazione. Però, so anche che la mia storia è diversa dalla tua. Tu forse non potevi fare diversamente, sarebbe stato un peccato. Per me, c'è ancora tanto da ragionare. Comunque grazie per il sostegno. Di cuore.
      P.S. Tu ci vai? Io non penso, mia figlia ha un impegno in quei giorni. Poi, ci racconterai. :)

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  2. Morire a piccole dosi non si può davvero ma questo paese sta morendo piano, piano e allora fanno bene quelli che se ne vanno.....

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    1. Sì li capisco benissimo, ma io non ci riuscirei mai

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  3. sante parole. vivo una situazione molto simile, nella mia azienda, e mi sa che siamo in moltissimi. solo non capisco una cosa: com'è che non riusciamo a capire, nemmeno nel momento del bisogno, che l'unione fa la forza, e che la guerra tra i poveri ci rende soltanto tutti più poveri...
    un enorme in bocca al lupo, Alice! a te, a noi, ai tanti che siamo su questa zattera malmessa

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    1. Già ci rende più poveri in tutti i sensi. E allora in bocca al lupo a noi, a tutti. Grazie Fioly

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  4. Dopo due anni di tira e molla, io non ne potevo più di contrattini stitici. E avevo deciso di mollare, perché ero rimasta l'unica a credere nel lavoro che faccio. Nel mio caso io l'ho considerata una svendita totale della mia professionalità! Alla fine non ho mollato perché due persone, che mai avrei pensato, mi hanno fatto riflettere che se avevo combattuto fino ad allora dovevo continuare a combattere ancora. Non lo so dove mi porterà tutto ciò e ancora per quanto tempo.
    Posso solo dirti che ti capisco e non sai quanto.
    Un abbraccio e mi auguro che qualcuno allunghi una mano verso di te e ti faccia capire che tutto il lavoro che hai fatto finora per quell'azienda ha un valore che va oltre un part-time o un tempo pieno.

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    1. Ecco, io quella mano non la vedo più. Le aziende sono fatte di persone e negli ultimi anni sono arrivate persone grazie alle quali ora mi sento un'estranea e ho smesso di pensare che si possa tornare indietro.
      Grazie Simonetta e speriamo bene, dai :)

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  5. Ci può stare che il part time sia men conveniente. E' chiaro che costa di meno, ma non c'è proporzione tra la riduzione di orario, e di conseguenza di stipendio con quella dei costi aziendali. Anche perché meno orari meno produttività. Purtroppo il momento e' delicato, forse più di qualche mese fa, ai datori di lavoro spettano i conti, a noi rimane solo di accettarli...e questa e' una tristezza.

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    1. E' che di lavoro controllo i conti del "datore" e ne vedo di tutti i colori. Sai, c'è la crisi ma i soldi si spendono proprio male e mancano le idee. Perciò oltre alla tristezza c'è anche la rabbia. E sul part time ci sarebbe un discorso lungo da fare. Mah, speriamo bene!

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  6. Credo d'essere la persona meno adatta a commentare queste parole, visto che quando lavoro non faccio che sognare di smettere di morire lentamente e fare qualche scelta lavorativa diversa, coraggiosa, sconvolgente, che faccia la barba alla crisi, all'economia e a chi pretende di decidere per me (avessi un talento decisivo, lo farei). Poi però quando mi licenziano sto malissimo e mi sento un fallimento.
    La guerra tra poveri cui accenni la vivo quotidianamente e so quanto faccia male e sia deleteria per la dignità dell'essere umano.
    Ti faccio un grosso in bocca al lupo, Alice; ti auguro di saper piegare ai tuoi desideri qualsiasi cosa accada.

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    1. Anch'io se avessi un talento decisivo lo avrei già fatto Asaka. Crepi il lupo.

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    2. Mi sono dimenticata di aggiungere che TU ce l'hai un talento decisivo. Perciò credici, almeno tu. Poi magari una volta mi spiegherai che tipo di lavoro fai. Penso prof ma non sono sicura.

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  7. Alice, capisco, momento importante.Perchè si decide di mollare e andarsene ma è decidere anche rimanere lì a vivacchiare...ci sono momenti nella vita che tocca abbozzare, fare di necessità virtù mentre altri si può alzare la testa e buttarsi con entusiasmo... Ovvio che è una scelta molto intima e personale! Se ma solo SE posso permettermi due piccoli spunti ti dirò : 1° non preoccuparti per i figli, se loro hanno il necessario per vivere dignitosamente il resto non farà la differenza; 2° hai già pensato a cosa vorresti fare, come organizzarti, dove remare ? Lo dico per esperienza personale: il cambio è molto destabilizzante quindi è importante avere una rotta tracciata, pena l'ansia . In bocca al lupo cara, qualsiasi cosa tu decida di fare!

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  8. Non ho una rotta tracciata ed è chiaro che non ho voglia di fare il salto doppio carpiato nel vuoto. Ma ci sono giorni che sto così male che farei qualunque cosa. Perciò, penserò a tutti come è giusto che sia ma al momento giusto penserò a me e a stare bene. Intanto, come sai, ti tengo d'occhio. Crepi il lupo.

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    1. Già.
      P.S. che bello ritrovarti Velma!

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  10. Non so aiutarti sei contributi ma di sicuro avere metà gente per volta gli farebbe risparmiare la metà dei posti di lavoro intesi come computer, scrivanie, stanze, riscaldamento, luce........

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    1. Le scrivanie, i computer, le sedie ci sono già e venderle non renderebbe niente. Qualche dirigente incompetente di meno farebbe risparmiare di più.
      Potresti informarti sul part time in Germania, sarebbe interessante...

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  11. Ciao Alice,
    spesso quando le cose non mi vanno bene, mi ripeto che non erano quelle giuste per me... che non era il momento adatto e tante altre corbellerie di questo genere per farmi ricredere dai pensieri nefasti che sopraggiungono quando la vita ci mette di fronte alla difficoltà... Non è sempre facile... ma anche avere un po' di sano tifo faccia bene.. perciò ti auguro che tutto vada per il meglio e se si chiuderà un porta forse.. poi si aprirà un portone... ;)
    Un abbraccio

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    1. Grazie Mary, sei molto gentile. Io sono proprio convinta che debba iniziare qualcosa di nuovo per me, che prima o poi si aprirà se non un portone, almeno una porticina. Speriamo bene, dai. Un abbraccio anche a te.
      P.S. E grazie per il tifo. Sono quelle cose che scaldano il cuore.

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