martedì 13 novembre 2012

Elogio della lentezza

C'è la lentezza del cadere al rallentatore. Sono passati cinque anni, ma ho ancora in mente quei due occhi neri spauriti che ci fissavano, muovendosi rapidamente a destra e sinistra, durante giornate interminabili anche se racchiuse in poche settimane, volate via rapidamente, troppo rapidamente. Una situazione che precipita, nella sua lentezza.

E' una lentezza "cattiva" perché ti dà modo di vedere il dolore, di toccarlo con mano. E a pensarci bene anche di annusarlo e ascoltarlo. I sensi attivati, intorno a quel letto tra le mura di casa.



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E c'è la lentezza "buona". E' la lentezza di chi ha un orologio biologico malfunzionante, sempre dieci minuti indietro. Di chi si perde a fissare il vuoto, e intanto il tempo passa. Di chi ci mette tanto, troppo tempo a fare le cose, dal vestirsi, all'allacciarsi le scarpe, al farsi la doccia.
Ma in fondo non fa male a nessuno. Anzi a volte provoca l'ilarità di chi potrebbe risparmiarsela, di chi pensa che si debba sempre e per forza correre. Di chi crede che ci sia un tempo stabilito nel fare le cose, uguale per tutti, un tempo entro il quale "è ragionevole" fare le cose.

E lo so che un fondo di ragione c'è, so che perderemo ancora qualche treno o arriveremo in ritardo all' allenamento o piuttosto torneremo a casa tardi dall'allenamento. O magari metteremo via le cose nello zaino per ultimi e saremo sempre gli ultimi a scrivere la data.

E so anche che scrivo così, però qualche volta mi arrabbio anch'io, perché qualche volta è proprio impossibile non arrabbiarsi. Ma ricordo una bambina, seduta sul suo letto a fissare fuori dalla finestra, fino al richiamo alla realtà della sua mamma.

E' cresciuta quella bambina. Comunque. Ed è diventata ansiosa quella bambina. Stressata, sempre in lotta tra l'orologio digitale e quello biologico, perennemente dieci minuti indietro.
E vorrebbe scendere da questa giostra che gira vorticosamente e salire su una di quelle di una volta, con i cavalli che salgono e scendono, come al rallentatore. Una lentezza "buona".






19 commenti:

  1. Hai ragione ,chi l'ha deciso il ritmo della vita, del mondo? Hai notato quanto ci mette una foglia ad ingiallire e a staccarsi dal ramo? Hai osservato come le cose buone abbiano spesso bisogno di lunghe e lente cotture? Chi l'ha deciso che dobbiamo correre? Forse c'è molta più saggezza in dieci minuti persi che in 100 cose fatte in velocità...ma questo ci richiede questa società, di essere performanti. Ma non ci avranno, vero Alice?

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    1. No, Patty. Non ci avranno.
      Grazie. :)

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  2. la lentezza dei bambini e del bambino che è dentro ognuno di noi e che spero non ci abbandoni proprio mai;-))

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    1. Già, i bambini piccoli fanno le cose con calma, ci mettono tutta la loro attenzione.
      Perché la lentezza può voler dire concentrazione maggiore.

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    2. Cara Alice, se passi da me c'è un premio da ritirare;-))

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  3. Come ti capisco... e condivido... ho provato a parlarne pure io: http://ilmiosuperpapa.blogspot.it/2012/03/concedere-il-tempo-2-la-lentezza.html.
    Comunque la lentezza dei piccoli a volte è un toccasana pure per noi... ci mette in riga!

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    1. Mi sono piaciuti molto i tuoi post sulla lentezza. Sei arrivato alla mia stessa conclusione: che un po' di lentezza dovrebbe far parte della vita di tutti. Riprenderci il nostro tempo, rallentare il ritmo, nel rispetto degli altri, ovviamente.

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  4. C'è una bellezza nell'esser lenti
    quando mi prendo il tempo al dilà del ragionevole per fare le cose
    perchè come dici può non esserci un tempo ragionevole per fare le cose
    ma comunque è ragionevole farle in un certo tempo
    e francamente mi son rotto di aspettare che lei entri in macchina
    e aspetto come uno stupido che lei abbia messo dentro i piedi
    che ogni volta strisciano sullo sportello
    e quando sta per chiudere e io penso che finalmente si parte
    riapre perchè c'è la cintura di sicurezza
    o la cinghia della borsetta che son rimaste fuori,
    e lei lo sa che aspetto ma pare che non gliene freghi niente
    e anzi PARE che lo faccia apposta per farmi aspettare
    e l'altro ieri quando lei si è accomodata e ha messo a posto tutto
    io son sceso e sono andato a prendere un pacchetto di gomme al bar
    e ho fatto anche la fila alla cassa (per una volta volentieri)
    Ecco, le cose hanno un tempo ragionevole se non vuoi far incazzare la gente,
    quando sei solo ci si può prendere tutto il tempo che si vuole
    e gustarsi il bello della lentezza.

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    1. Essere volutamente lenti e far aspettare la gente fa arrabbiare chiunque, anche me.
      Ma non sopporto che ci sia un unico modo di fare le cose per essere "giusti". Se sei veloce sei in gamba. Conosco una persona che si vanta della sua velocità e a volte però è troppo veloce. Quanto tempo si perde poi a sistemare gli errori? Insomma, ribadisco l'idea di essere diversi e di non dover fare le cose tutti nello stesso modo.

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  5. Ti dico la mia, anche se sono puntuale. ;)
    Credo che la lentezza non sia solo ritardo, la lentezza è scegliersi un momento in cui si può dedicarsi ai propri ritmi, si può fantasticare e si può non guardare l'orologio.
    Quando?! Quando, dopo aver fatto tutto con puntualità, rimane del tempo per respirare piano. Un bacio.

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    1. E' quello che volevo dire. Lentezza per me è avere dei tempi diversi. Ogni bambino è unico. Non c'è un unico modo, dipende anche dal carattere. Chi è più lento è più riflessivo.

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  6. Sono venuta qui di blo in blog...ti seguirò volentieri perchè sono "in tema" sia con questo post che con la descrizione del blog =)


    Buon Mercoledì

    Lena


    P.S.: ognuno vive al suo tempo =)

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  7. Un pò di lentezza ci va', viviamo in un mondo troppo frenetico.
    Un abbraccio,
    Miky

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    1. Già Miky, pensa quante foto meravigliose ti saresti persa se ogni tanto non ti prendessi un po' di tempo.

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  8. Credo che l'essere umano si sia allontanato troppo dai ritmi della natura in cui vive e che gli appartiene; abbiamo sovvertito ogni cosa con i nostri ritmi indiavolati, e siamo diventati incapaci di attendere per le cose che valgono ma anche, più semplicemente, di apprezzare quello che il presente offre e non offrirà mai più se non adesso.
    Ho notato spesso come la maggior parte delle persone rimandano a "quando avranno più tempo" momenti che il futuro non potrà più offrirgli.
    Mi sento orgogliosamente una persona "lenta", che spesso fà fatica a comprendere, e stare al passo, con la fretta altrui.

    Un caro saluto.

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    1. Grazie, Mr. Loto e benvenuto nel club delle persone "lente".

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  9. però sai Alice un pò invidio chi riesce a fare le cose con lentezza, anche chi arriva in ritardo... io al confronto a volte sembro nevrotica o meglio mi sento totalmente inghiottita dal tempo... Mi chiedo: perchè non possiamo noi essere inseguiti dal tempo piuttosto che ritrovarci sempre ad inseguirlo? :)
    Ti abbraccio lasciandoti queste parole di Kahlil Gibran:

    "Quando qualcuno sembra lento, è lento in una certa direzione, e non lo e' perche' manca di vita ma perche' sta facendo qualcos'altro. E cio' che sta facendo è ciò che ha bisogno di fare. Puo' essere qualcosa di cui non è conscio. Ma noi siamo inconsapevoli di molte realtà della nostra vita. In quell'uomo c'è la stessa vita che è in ogni cosa."

    ps: ti ho invitato a visitare il mio secondo blog, ove mostro la mia tecnica di rilassamento dalla diurna frenesia?

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  10. Anch'io, come i miei figli, sono un po' lenta nel fare le cose, perché contemporaneamente penso ad altre cose e questo mi rallenta. E' per questo che un po' li capisco. Questo, però, non giustifica non aver rispetto per gli altri e perciò sono sempre di corsa per evitare il ritardo. Loro un po' meno. Perciò, le parole di Gibran ci rappresentano tantissimo. Le aggiungerò da qualche parte nel blog. Grazie Blumoon.
    Ho appena visto il tuo secondo blog. Sai che da piccola lavoravo un po' all'uncinetto, ma soprattutto a ferri? Mia mamma è bravissima e mi ha insegnato ma poi non ho continuato. Ma è l'ideale per fantasticare senza sembrare una matta che fissa il vuoto!

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