Lo so, ogni tanto casco dal pero e probabilmente scopro l'acqua calda.
Sapevo di Della Valle, di Oscar Farinetti, ma di Brunello Cucinelli non avevo mai sentito parlare. Colpa mia naturalmente.
Ed è stato un piacere, perciò, stamattina ascoltare un'intervista a questo imprenditore "illuminato" il cui credo è “Rendere il lavoro più umano,
mettere l’uomo al suo centro”.
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Quando ha detto che "alle 18 bisogna andare tutti a casa, perché se si passa del tempo con la famiglia e si è più felici, il giorno dopo si lavora meglio e si è anche più creativi" mi aveva già convinto, ma tornata a casa ho girato in lungo e in largo il
sito dell'imprenditore umbro, molto bello e con delle fotografie spettacolari.
Vi riporto alcuni estratti della sua filosofia di vita:
“Ho
sempre coltivato un sogno, quello di un lavoro utile per un
obiettivo importante. Sentivo che il profitto da solo non bastava
e che doveva essere ricercato un fine più alto, collettivo.
Ho capito che a fianco del bene economico si pone
il bene dell’uomo, e che il primo è nullo se privo del secondo”
Sembra banale, ma invece è così scontato che il lavoro venga prima di tutto, lavoro che dovrebbe dare dignità all'uomo e invece, sempre più spesso, gliela toglie.
“Dare all’impresa un senso che vada oltre il profitto, e reinvestire per
migliorare la vita di chi lavora, per valorizzare e recuperare le bellezze del
mondo".
Ed è per questo che la sua azienda ha investito nel restauro del vecchio borgo di Solomeo e in altre iniziative volte alla salvaguardia del territorio e del bene comune.
Mi conosco. Tendo facilmente a idealizzare le persone. Penso che a parole sono tutti bravi, poi bisogna vedere davvero come stanno le cose. Però, poi continuo a leggere nel sito:
"Viene abolita la prassi burocratica delle marcature segna- presenze;
l’accesso ai luoghi di lavoro è del tutto libero, e sono eliminate anche le
formalistiche gerarchie ramificate, recuperando la dignità di ciascuno nel
rispetto dei valori umanistici di tutti."
E mi dico che allora si può fare. Si può concretamente cambiare direzione. E' il terzo imprenditore, insieme ai due che ho citato sopra, che sento seriamente intenzionato ad avere un occhio di riguardo nei confronti delle persone. E chissà quanti altri ce ne saranno che non conosco.
Parlare della crisi per dire ogni giorno "chissà se ne verremo fuori" non serve a niente. Puntiamo a esempi positivi. E se possiamo, facciamo in modo, o chiediamo a gran voce che diventino la normalità.
La solita idealista?