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sabato 27 settembre 2014

Amicizia e belle persone

Cos'è l'amicizia? Che valore ha? 
Ho sempre dato molta importanza a questo sentimento. Non ho mai avuto tante amicizie e negli ultimi anni, ne ho veramente sentito la mancanza.
La vita spesso fa allontanare le persone che ci hanno accompagnato durante l'infanzia e l'adolescenza e, chissà perché, per alcune persone è più difficile fare nuove amicizie.

sabato 7 giugno 2014

Di treni, sussurri e risate

Oggi vi parlerò di un viaggio.
E' un viaggio che si ripete ogni mattina da tre mesi a questa parte.
C'è un treno, quattro viaggiatrici studenti o lavoratrici, un percorso, una meta da raggiungere. C'è tutto. Gli ingredienti per definirlo un viaggio non mancano, anche se la distanza percorsa non è grandissima.
Ma il vero viaggio non è nello spostamento, nel cambio di città, ma nella qualità del tempo trascorso insieme.
Quattro viaggiatrici: due si conoscevano perché hanno lavorato una vita nello stesso posto, ma in realtà non sapevano proprio niente l'una dell'altra. Le altre due conoscevano una di loro ed è così che, in maniera molto naturale, cominciano a salire insieme e a conoscersi un po' per volta.

giovedì 27 giugno 2013

E se è il gruppo a non volere te?

Appartenere ad un gruppo.
Non sono mai stata tipo da compagnie. Quando si è adolescenti, in modo particolare, si desidera fare parte di un gruppo, di una cerchia di amici.
A me dava fastidio che ci fosse sempre qualcuno che decideva per tutti. Si va al cinema? Bene, cosa andiamo a vedere? Oh, quando arriviamo vediamo cosa c'è e poi decidiamo.
Eh no. Non mi va di vedere un film che non mi interessa. E' così ancora oggi.
Odiosa, vero? Beh, non è mai stato un problema, perché una vera compagnia non l'ho mai avuta. Neanche le compagnie erano pazze di me, solo pochi buoni amici alla volta.

A diciannove anni stavo quasi per capitolare. Ci è mancato tanto così. Un'amica, una volta tanto, aveva la possibilità di farmi conoscere alcuni suoi amici. Eravamo in piazza, si chiacchierava. A una certa ora le ho detto che andavo a casa, era quasi ora di cena.
Lei mi ha detto che lei invece si fermava. Stavo per tornare a casa, quando ha aggiunto che l'avevano invitata a mangiare la pizza ed era per questo che si fermava.
A distanza di anni non ho ancora capito perché ha aggiunto quella frase. Andavano in un locale, non a casa di qualcuno, quindi teoricamente ci sarei potuta andare anch'io, no? Perché farmi sapere che avevano invitato lei e NON me? Se il giorno dopo mi avesse detto che poi era andata a mangiare la pizza, non sarebbe stato un problema. Ma così...Ricordo ancora di aver fatto la strada fino a casa con gli occhi velati di lacrime.
L'amicizia non era molto profonda e quell'episodio l'ha fatta naufragare. E per molti anni ha bloccato i miei tentativi di fare amicizia, temendo sempre di ricevere un altro rifiuto.

Beh, non era proprio di questo che volevo parlare. A volte per una strana proprietà transitiva, i nostri comportamenti o la nostra fortuna nell'incontrare le persone giuste si trasferiscono alle persone che amiamo e qui non ci sono occhi velati, ma ansia e infinita tristezza. Oltre, come sempre, a una buona dose di sensi di colpa e di sensazione di impotenza. E' inevitabile pensare di aver sbagliato qualcosa e di non saper cosa fare per risolvere la questione.

Oddio, l'intento del post non voleva essere lagnoso, ma voleva semplicemente essere un punto di vista da una prospettiva diversa.

Questo post partecipa al Blogstorming

sabato 5 gennaio 2013

Harold Fry: credere di poter fare la differenza

E' stato un Natale un po' strano. Sarà stata la stanchezza psicologica, ma sono arrivata alle feste un po' depressa e non avevo tanta voglia di parlare con nessuno.
Poi sono stata in montagna. Sono partita controvoglia perché, attorno a me, sono riusciti in tutti i modi a farmi capire che "loro" di voglia di andare via non ne avevano mezza. Siamo partiti lo stesso, cavolo!

E lì, senza fare grandi cose, mi sono un po' alla volta ricaricata. E negli ultimi giorni ho cominciato a leggere un libro che avevo comprato tempo fa ma che non avevo ancora iniziato: L 'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce.

Harold è un signore di una certa età che, per qualche ragione sconosciuta, pur avendo alle spalle una famiglia terribile (una madre che lo ha abbandonato e un padre alcolizzato), è la persona più mite che si possa immaginare. Te lo immagineresti violento, per reazione a tutte le cattiverie che ha subito e invece no, lui è fin troppo mite, è timido e cerca sempre di non attirare l'attenzione, di rimanere ai margini, di non dare nell'occhio. 

E' sposato con Maureen, ha un figlio laureato di nome David. Ma le cose non vanno bene. Il figlio, in qualche modo, si è messo tra loro e negli ultimi vent'anni Harold si è trovato sempre più distante dalla moglie fino a un punto di non ritorno, il peggio del peggio, la distanza del silenzio fra loro. La distanza dolorosa dell'essere vicini ma di non vedersi neanche più.

Un giorno accade qualcosa: riceve una lettera da una ex collega che non vede da vent'anni. Una persona mite come lui che aveva imparato ad apprezzare e con la quale aveva instaurato una tenera amicizia. Fino a quando lei era partita improvvisamente, addossandosi una colpa non sua. La lettera è un addio. Queenie è ammalata di cancro, non le resta molto da vivere e vuole salutare Harold per l'ultima volta.

Questo fatto scatena qualcosa nella sua vuota e ripetitiva vita. Decide di scriverle una lettera ed esce ad imbucarla. Ma di fronte alla buca per le lettere, quel gesto gli sembra troppo poco, Queenie merita di più. E così, vestito con le scarpe "da barca", decide di andare alla cassetta successiva, e poi all'ufficio postale e poi... decide di andare a consegnargliela personalmente, percorrendo a piedi gli ottocento chilometri che li separano.
Un incontro decisivo è quello con la ragazza della stazione di servizio che lo esorta a continuare in quell'impresa, raccontandogli che anche sua zia aveva il cancro, ma che bisognava aver fede, non necessariamente in senso religioso, e continuare a lottare perché "bisogna credere di poter fare la differenza". Harold deve avere "fede" per la sua amica, per poterla in qualche modo "salvare".

E così comincia il suo lungo pellegrinaggio, fatto di dolore fisico, di vesciche ai piedi sanguinanti, di stanchezza e di momenti alternanti di sconforto e convinzione che tutto questo possa salvare la sua amica che, a detta della suora della casa di cura dove si trova, inspiegabilmente ricomincia a dare piccoli segnali di ripresa e lo sta aspettando.

Durante il viaggio incontra molte persone, alcune delle quali si rivelano molto importanti per lui. Lo ascoltano con attenzione e condividono la stessa speranza. E si aprono, come poche volte ci si apre a qualcun altro e soprattutto lo aiutano, con una generosità disinteressata. 

Apro una breve parentesi. A questo punto del libro, ho pensato alle affinità che nascono in rete, a quanto calore si può trovare dove minimamente non ci si aspettava all'inizio della navigazione. Agli incontri favolosi e alla ricchezza che portano alle tue giornate, fino a farti pensare che anche questo "viaggio" ti lascerà qualcosa in più e ti vedrà diversa rispetto a quando hai cominciato. Nel bene e nel male, perché poi, come nella vita, gli incontri non sono sempre favolosi e a volte lasciano un po' di amaro in bocca, ma basta concentrarsi sulle cose positive per sentirsi meglio.

Ma torniamo a Harold. Il suo viaggio lunghissimo si rivela un viaggio in sè stesso e nei suoi ricordi. Immergendosi nella bellezza della natura, che a  volte non vediamo neppure a causa della velocità che sfoca i contorni, Harold rivive i momenti clou della sua infanzia e della giovinezza, il bellissimo rapporto esclusivo con la moglie e il rapporto conflittuale col figlio, dovuto probabilmente anche alla sua incapacità di esprimere le emozioni, rimaste forse intrappolate nella casa paterna, quando era bambino.

Giorno dopo giorno, insieme al dolore fisico si lascia coinvolgere dal dolore della sua anima e sente sciogliere un po' alla volta tutta la sfiducia che ha sempre avuto in sè stesso e impara a capire e perdonare la moglie, il figlio, ma soprattutto sè stesso che ha sempre ritenuto responsabile di tutto ciò che gli è capitato.

E contemporaneamente, anche la moglie intraprende lo stesso viaggio, seduta nella poltrona di casa, ma attraversando la stessa palude, lo stesso dolore e gli stessi dubbi.

Mi fermo qui. E' un libro introspettivo e commovente. E' un viaggio di rinascita. E' un libro da leggere.

Credere di poter fare la differenza diventa il mio proposito per quest'anno. Detto così può sembrare presuntuoso e invece è proprio un inno al prendere in mano la nostra vita e fare di tutto per ottenere qualcosa di buono. Buon anno a tutti.

















mercoledì 5 settembre 2012

Il mio amico giardiniere

Locandina Il mio amico giardiniere

L'avete visto anche voi? E' un film francese con Daniel Auteuil e Jean-Pierre Darroussin: Il mio amico giardiniere.
L'avevo già visto e ricordo che mi aveva colpito, ma ieri sera me lo sono goduta, sola soletta in cucina, con la lacrima libera e nessuno che ti prende in giro.
Parla del nascere dell'amicizia tra un pittore e un giardiniere. O meglio, il rifiorire dell'amicizia, perché in realtà i due uomini si conoscevano da piccoli e si riconoscono, complici, ricordando lo scherzo fatto al maestro delle elementari.

lunedì 3 settembre 2012

Amicizia/2

Immagine tratta dal web
Ieri ho visto alcuni miei amici che vivono distanti da me.
Ci conosciamo da ben 24 anni. Tutto ha avuto inizio in Gran Bretagna, durante un tour organizzato dal CTS.
Per anni siamo andati in ferie insieme. Poi, uno alla volta, ci siamo sposati, abbiamo avuto i bambini e piano piano abbiamo iniziato a fare le vacanze separatamente. Ma non abbiamo mai interrotto i contatti e ogni anno ci sentivamo e qualche volta ci siamo rivisti.
Ogni volta era facile riprendere il filo dei discorsi. Ho pensato tante volte a come sarebbe stato bello abitare più vicini, in modo da vedersi più spesso.

giovedì 22 dicembre 2011

Amicizia

Immagine tratta dal web


Ho degli amici che abitano lontano e ci vediamo raramente. Nelle parole che seguono, la mia idea di amicizia a distanza.


Se la nostra amicizia dipendesse da cose come lo spazio e il tempo, allora, una volta superati spazio e tempo, noi avremmo anche distrutto questo nostro sodalizio! Non ti pare? Ma se superi il tempo e lo spazio, non vi sarà nient'altro che l'Adesso e il Qui, il Qui e l'Adesso. E non ti sa che, in questo Hic et Nunc, noi avremo occasione di vederci, eh, ogni tanto?

                    da Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach