Mi è capitato di leggere in altri blog riferimenti a vittimismo e lamentele che serpeggiano nei blog.
- Eccola là, mi hanno scoperto - mi viene subito da pensare.
Mi lamento spesso. Me lo dicono anche al lavoro che mi lamento. E allora cerco di guardarmi da un'altra prospettiva (come analizzarsi da soli senza andare dallo psicologo! Il risultato non sarà lo stesso, ma vuoi mettere il risparmio?)
Sì, lo ammetto, a volte sono pesante. Però, qual è il confine tra la lamentela e la denuncia? Quando si deve smettere di protestare e concentrarsi sulle cose positive che ci circondano? Non sono forse due attività da portare avanti parallelamente?
Vittimismo. Forse un po'. Qualche volta mi parte la sindrome di Calimero tutto piccolo e nero. Sembra che tutte le sfighe capitino a me, non quelle grandi (per rispetto di chi ha problemi veri), ma le piccole sfighe quotidiane, che concatenate una all'altra ti rodono un pezzettino di fegato ogni giorno.
E' da un po' che penso anche un'altra cosa. Appena sbarcata in questo mondo virtuale vedevo tutto bello, tante belle persone, forse più belle di quelle che conoscevo "dal vivo".
E' passato un po' di tempo (eh sì, sono quasi due anni che giro da queste parti) e vedo le cose in maniera diversa. Ho imparato a distinguere le persone belle da quelle che fanno solo finta. In fin dei conti l'ho sempre pensata così, anche nella vita non ho mai avuto molti amici, convinta che i rapporti importanti vanno coltivati ed è impossibile essere amici amici di tutti.
E mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questa improvvisa libertà, della possibilità data a tutti di scrivere di qualunque cosa, un click et voilà, ecco un post bell'e pronto pubblicato da sconosciuti qualunque.
E allora mi interrogo sul senso dei blog. C'è abbastanza spazio per tutti nella rete? Perché, almeno per me, scrivere serve a liberarmi la testa dai pensieri e schiarirmi le idee, stanarle e metterle nero su bianco, perché quando i pensieri diventano parole (con tutti i limiti che hanno le parole stesse) assumono una forma precisa e questo mi dà un senso di pace.
E perché allora parlarne in pubblico e non scrivere un diario privato? Per il gusto di condividere. Per la curiosità di vedere anche punti di vista diversi e per la solita "pacca sulle spalle" che fa sempre bene e ritrovare le stesse emozioni in altre persone fa sentire meno soli.
Perciò un certo fastidio che si legge in giro per questo dilagare di blogger sconosciuti che si improvvisano scrittori può anche rientrare. Qualcuno si sarà montato la testa, succede spesso, ma la stragrande maggioranza è ben consapevole di non essere Letteratura!
Rompiballe...oui c'est moi.